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A un Amico

Quando un Amico se ne va , si porta via la parte più bella di Te, la sincerità di un affetto senza ombre.
Il vuoto che lascia annulla ciò che di Lui rimane, affollato da inutili perché , una zavorra che Ti trascina a fondo. E Ti ritrovi piena di ricordi privi di ogni forma di felicità. Ne avevi già tanti, dei suoi potevi farne a meno per molti anni ancora. Ma Te li lascia lì , scordandosi che tocca a Te tenerli in vita.
Sei stanca di quel baule rinchiuso nel soffitto del Tuo cuore, sempre più capiente per riporvene di nuovi.
Rifiuti foto che Ti passano, che mostrano un volto sorridente e ancora giovane. Brutta la mania di prendere le foto quando il corpo del Tuo Amico è ancora caldo. Vorresti urlare che tutto è stato sogno, da quei ritratti sentire la sua voce.
Ma poi cos’è questo volere bene, se alla fine tutto si riduce nella mente a pellicola che non Ti appartiene, e scettica Ti chiedi se fu vero.
E Ti convinci che niente è mai esistito, per non soffrire, perché il dolore è l’unico che sopravvive.

Spirito e Materia




Basta una parola, una frase detta con sprezzo per piombare ancora una volta nel diniego delle proprie capacità intuitive. Quante volte nella vita ci si trova a ricredersi su qualcuno a cui avevamo dato la nostra stima incondizionata, attratti da quel qualcosa in più che sapevamo carente in noi stessi. La convinzione che una intelligenza superiore sia dovuta al solo sapere rimanda a quei personaggi che hanno rivoluzionato il pensiero umano, evolvendolo. Pionieri dell’espansione intellettiva, tormentati più dai loro limiti che dalla loro conoscenza . Se si fossero fermati davanti ai tanti che nulla sapevano a loro confronto, se li avessero trattati con sprezzo, l’umanità avrebbe viaggiato nel corso dei millenni nell’era Quaternaria fino ai giorni nostri, risparmiandoci la convinzione che chi sa di più sia necessariamente più intelligente. 
Simili pensieri non bastano a placare la delusione, né consolano dall’ ennesimo fallimento interiore, eppure spingono verso quella dimensione che è solo spirito. La materia si sfalda e ciò che realmente è importante appare chiaro, nulla possono coloro che vivono nell’ aurea nera della loro cupidigia né gli altri attanagliati in quella rossa della loro rabbia. 

Nessuna Vergogna



Erano davanti all’ entrata dello storico hotel del paese che dava su una strada principale, tanto da creare ingorgo agli ignari automobilisti di passaggio che alla vista di quel raduno si domandavano cosa mai fosse accaduto. Era l'alta società nostrana in attesa dell’arrivo di altri ospiti illustri prima di accomodarsi all’ interno del locale. Nel frattempo si scambiavano saluti e complimenti con esagerata dovizia, ostentando eleganza e una fierezza teatrale fra sorrisi e calorose strette di mano, tutto in onore dei passanti. I soliti noti riuniti in vista delle prossime elezioni, poco importava se davanti ai loro occhi c’era il degrado di un paese abbandonato all’ incuria e all’ arte di arrangiarsi dei moderni poveri. Spavaldi e sicuri della loro posizione sociale, sapevano con certezza che il denaro li proteggeva dalla scomoda emozione della vergogna. Non perdevano certo tempo all’ autovalutazione del fallimento globale nel rispetto delle regole, ai modelli di condotta non più condivisibili con il resto della società per scopi lontani dall’ etica e dalla morale. Avevano rotto con le regole di condotta, a quel punto vergognarsi avrebbe comportato un cambiamento dalle disastrose conseguenze per il loro status quo. La gente invidiava e ammirava comunque la loro capacità di essere al di sopra di ogni regola, superfluo dare a un’emozione negativa lo spazio per privarsi degli agi immeritati in cui vivevano. Era dunque importante offrirsi agli sguardi con la coreografia dello sfarzo senza riserve per cogliere maggiori consensi, in cambio regalavano sogni evanescenti senza costi. Non avevano certo perso il rispetto sociale, anche se dettato dall’ ipocrisia. La bellezza e la grandezza del dio denaro, davanti al quale tutti si inchinano estasiati nell’ eclissi totale della vergogna.

"Io Dico quello che Penso"








Diffido di chi con orgoglio afferma “io dico quello che penso”. 

Istintivamente avverto che stia per dire qualcosa di spiacevole e che ne sia pienamente consapevole. In genere si tratta di persone che hanno come avversaria la ragione, che da’ loro torto fin dalla nascita. La combattono nel dire ciò che pensano senza riguardi, incuranti di ferire l’altro, ma forse è il sommo piacere dell’essere idioti. Una lotta impari che li porta ad apparire inutili quanto le parole che pronunciano. Davanti a simili soggetti mi sorge sempre la stessa riflessione su quanto, spesso, sia inutile e deleteria questa capacità che l’uomo possiede. 
Accade ovunque e in ogni luogo, dagli aeroporti ai bagni pubblici, due estranei si incontrano e basta che uno dica una frase, la più banale, l’altro subito risponde e si apre un dialogo di inutilità in cui ognuno si affanna a dimostrare di sapere tutto di tutto. Un oceano di parole capace di contenere i sette oceani del globo, un cicalio ininterrotto di inutilità che esercita comunque il suo fascino. 
Una forza smisurata che fa scorrere il dialogo fra gli esseri umani. Un’assurdità di enorme portata che regge l’idiozia di tanto vigore. Come una matrioska infinita che affascina e cattura in un inebriante gioco senza fine. 

Un Libro Solitario





Il troppo leggere alla lunga allontana dalla realtà, amaramente la rende ancora più inaccettabile. Non si trovano argomenti per intavolare conversazioni coinvolgenti, gli altri non hanno letto gli stessi libri ! Gli altri parlano d'altro,del vivere di ogni giorno, che agli occhi del lettore diverso, appare oramai banale. Cose scontate di cui ritiene inutile discutere, eppure i loro occhi brillano nel ripeterle in tutte le salse ad ogni levare del sole. 
Lo specchio incassa e accusa il suo sguardo apatico con la luminosità dell’interesse fisso su “off” da troppo tempo. 
Ogni mattina a quel riflesso non riesce a negare la verità, entrambi sanno bene dove è sepolta la gioia di vivere. Un sogno lontano, reso evanescente dal tempo illusorio del rimando davanti a doveri che non doveva a nessuno. 
Eppure in quei libri leggeva i suoi stessi dilemmi senza risposte, almeno qualcuno ne aveva tratto profitto mettendoli nero su bianco, rimandandoglieli come supporto alla sua raminga solitudine.

L' Immenso Mare della Conoscenza







Più andava avanti, più in lei prevaleva quel senso di impotenza dato da una forza che andava affievolendosi con il passare degli anni.. 

Quell’ istinto combattivo che aveva determinato il suo carattere deciso, spesso per questo invidiata, si era placato come fosse giunto al punto di arrivo, quando invece sapeva di non essersi mai mossa dal punto di partenza. Si sentiva debole, debole di conoscenza. Aveva faticato tanto, spinta dalla sua digiuna curiosità, per apprendere, capire, comprendere. 
Aveva passato giorni e notti alla ricerca di ogni possibile risposta ai suoi dubbi, ai suoi perché. Libri, giornali, enciclopedie, niente le bastava. Quando le sembrava di avere ottenuto sia pure una piccola nozione in più, doveva ricominciare da capo, ancora da capo, sempre da capo, tanto da essere giunta alla conclusione di trovarsi nello stesso stato di ignoranza in cui era alla nascita. Si domandava a cosa mai le fosse servito tutto quell’ affanno, visto che il corpo e la mente sono destinati a crescere fino al punto in cui non potendo più farlo, diminuiscono di giorno in giorno. Si vedeva debole e limitata davanti alla vita, di per sé troppo breve per permetterle di arrivare a quell’ intelligenza superiore che aveva riscontrato in pochissime persone. 
Si domandava, se mai fosse arrivata a quella ambita intelligenza si sarebbe sentita padrona delle sue idee, avrebbe pensato e sentito come loro? Anche queste domande la mettevano di fronte alla sua ignoranza. Nony lo sapeva, non poteva saperlo, non aveva nozione della forza degli altri. Era ignorante e ne prese atto come fosse l’unico punto d’incontro con la vita. 

Era Triste Milano





Era buia Milano quel giorno. Dopo tiepide giornate di Primavera era rientrata nel suo ruolo di città grigia, come la ricordava da giovane. Quanti anni erano trascorsi dall'ultima volta che aveva percorso quel lungo viale, non li contava più. I suoi passi battevano il suolo rallentati dal peso delle lunghe stagioni. Di tanto in tanto passi leggeri di giovinezza si sovrapponevano agli occhi della realtà. Non era mutato l'odore di bagnato delle foglie misto alla polvere nera, dovuto all'umidità della pioggia incensante della notte prima. Anche l'incidere frettoloso dei passanti, che la sfioravano ignorandola, non era cambiato. 
Eppure qualcosa di diverso era avvenuto, qualcosa aveva mutato quella città che ora , immersa come era a rivivere emozioni perdute, le sfuggiva. Si scosse dal suo torpore imponendosi di essere presente a quegli attimi, di focalizzare la sua attenzione su quanto era avvenuto negli anni di lunga assenza. Notò che il marciapiede su cui camminava era in degrado, in alcuni punti le pietre erano scheggiate o addirittura mancavano come bocca di un vecchio sdentato. Anche il manto stradale era irregolare, non più levigato come lo ricordava, c'erano buche piene d'acqua che le auto schivavano in una guida tutt'altro che lineare. Gli sguardi di chi incrociava mancavano dell'antica fierezza di essere cittadini di una metropoli industriale, in loro era spento quell'antico brio dettato dalle mille cose da fare. Solo l'abitudine di andare di fretta era rimasta in onore dei vecchi tempi, persino l'abbigliamento era sguaiato, clown che ostentavano un'eleganza immaginaria. Fra loro tanti stranieri primeggiavano là dove un tempo vi erano  intrusi i visi del Sud. Negozi di varie etnie allineati a quelli italiani, l'aria era impressa del forte odore di spezie forestiere. 
Tanti cartelli appesi alle saracinesche chiuse dove un tempo c’erano piccole imprese, le scritte stringevano il cuore in una morsa, “Si vendono locali”, “Chiuso per fallimento”, “Trasferito all’estero”. Già, la crisi. La grande crisi del terzo millennio aveva messo in ginocchio il fiore all’ occhiello dell’Italia produttiva, creando e importando povertà. 
Erano ridicole quelle macchine di lusso che sfrecciavano in quel contesto, erano fuori posto, o forse erano esattamente nel punto in cui il loro lusso valeva bene tanta miseria intorno.

Il Mare nei miei Sogni




E il mare ritorna nei miei sogni, questa volta con due cavalli neri montati da due cavalieri minacciosi. Galoppavano a ridosso di un mare lievemente agitato, dalla finestra li guardavo affascinata. Ad un certo punto i cavalieri smontano lasciando i cavalli a riva, dirigendosi con fare minaccioso verso di me, erano due agenti della CIA. Come facessi a saperlo non lo so, ma lo sapevo. Rimasi ad ammirare i cavalli, per nulla turbata da quei due energumeni. Mi sono svegliata con l'immagine ancora nitida nei miei occhi, quasi potessi toccarli. 
Dopo essermi alzata ho subito pensato al caffè, i cavalli e il mare erano spariti nel nulla. Accendo il pc., inizio a gironzolare fra gli articoli di giornale, voglio sapere se si sono verificate altre scosse di terremoto in Calabria. La mia attenzione viene catturata da un trafiletto a destra della pagina, leggo, e : Ecco cosa scrive Jung riguardo ai cavalli neri in sogno: “Come animale, incarna la bestia dentro di noi; è la psiche inconscia; ecco perché i cavalli nella tradizione popolare sono chiaroveggenti e talvolta persino muniti della parola. Evoca le spinte istintive che ci assalgono. Che strana coincidenza, ed io che volevo scordarlo il sogno! 

Anima Offesa

 
 
 
 Senza di Te... io sarei niente! Abbracciami sempre.
 
 
Siamo al tracollo!
Insabbiati da una decultura meschina, privi di ogni logica e pragmaticità. La fine di un'epoca che credevamo civile e che oggi si mostra in tutto il suo splendore. Finalmente protagonista con tutti i suoi retroscena. La meschinità che piace, che fa sentire ogni cafone un "gran signore".
Dove ogni diritto è diventato storto. Ogni esempio balordo rapportato alla vita di chi la cultura la promulgava.
"Anche Pasolini andava a minorenni...!"
Una asserzione che gela il sangue nelle vene. La cultura trascinata nel fango, denigrata e sfinita, da escrementi dorati evacuati dalla parte più deprecabile della popolazione.
Pasolini, Moravia, Oscar Wilde,Thomas Mann,Jean Genet,Marcel Proust, e tanti altri letterati, musicisti, filosofi, artisti... allineati sullo stesso piano di un omino qualunque, un incolto portato a livelli mai sognati da furbi e malavitosi, e che ha reso la politica il salotto dei suoi piaceri.
Questo Paese offende ogni giorno di più l'intelligenza, affossa l'evoluzione e quanto un tempo ci inorgogliva agli occhi del mondo.
Il fango scorre sui libri, sulle opere d'arte, sui monumenti, e ciò che fa paura è il silenzio di chi doveva alzare la voce ed ha sempre taciuto!
Questo Paese... mi offende l'anima!

Passione




Non sempre una passione spiega al meglio lo stato che ci fa sentire vivi nutrendola, che mai assolve azioni e comportamenti tenuti con caparbietà, spinti dalla ingiustificata sicurezza di essere nel giusto.
La passione, come un intenso fascio di luce illumina solo una zona del sentire mettendo in ombra ogni cosa intorno, tanto da privare la ragione della sua capacità razionale .
Ci si ritrova così con il totale di due malintesi in disaccordo fra loro.
In questo contesto si priva la razionalità della facoltà discorsiva di logiche deduzioni che abbiano il potere di accumunare passioni diverse, da sempre eterne nemiche, che mai si perdonano fra loro.
Ci vuole passione per non arrendersi, rassegnarsi, non assuefarsi agli eventi ingiustificati che la società offre.
Come un vento che smuove ogni cosa, a cui è difficile resistere, necessario arrendersi,  pur sapendo che spesso provoca uragani.
La forza di una solitudine che non conosce silenzio, se non nella remota ipotesi che incontri la saggezza che ne chiuda il turbolento percorso.

Dico la mia, a modo mio




Esaminando gli ultimi avvenimenti politici, sul tam-tam del prima e dopo le elezioni amministrative, tenutesi nelle giornate di Domenica e Lunedì scorsi, seguendo le notizie, leggendo gli interventi degli internauti a quali ogni tanto ho detto anche la mia, pro e contro, sui vari “ragionamenti al volo”.
Constatavo quanto l'immediatezza di internet spesso non permette di riflettere su ciò che si legge.
La mancanza del tono della voce, che fa scudo alla scorretta interpretazione, una virgola di troppo o di meno che stravolge il significato di una frase, giocano anch’esse un ruolo determinante nelle conversazioni fra internauti. E’ vero che le immagini e le frasi ad effetto, in questi ultimi vent’anni di sciagurata politica, hanno giocato un ruolo nel determinare l’innalzamento del muro della permalosità, isolando l’individuo in un covo di sicurezze da megalomania, facendolo sentire sempre nel giusto e impedendogli di comunicare con i suoi simili. Mi sforzo per non cadere in questa trappola, è difficile far crollare quei muri senza suscitare l’ira di chi vi si è rifugiato, ma non desisto, io ci provo a … parlarne! A chiarire i concetti, a porre l’altro in condizione di non sentirsi caparbiamente “nel giusto” , così come non lo sono io, accettando quella bellissima e dimenticata “diversità di pensiero”, che un tempo accumunava nel raggiungimento degli stessi obiettivi, senza mai offendere chi vi era contro o gratificando maggiormente chi invece era a favore di una idea. Si arrivava alla giusta soluzione soddisfacente per tutti, o perlomeno per la maggioranza dei cittadini di ogni schieramento ideologico.
I social net-work non aiutano in questo impegno, è ormai chiara l’appropriazione delle piattaforme da parte di chi vuole dirottare l’opinione pubblica verso una precisa direzione, impedendo ai singoli individui di sindacare, verificare la notizia prima di “farla girare”. Quel click su “condividi”, senza per questo dover chiedere il permesso all’autore, è il meccanismo fantastico della limitazione del pensiero. Alimenta la pigrizia mentale morfizzando la saggezza, la mente è fabbricatrice dei significati e non un contenitore dove riporvi a piacimento parole come fossero vino e olio.
In questo gioco ci siamo cascati tutti, per la semplicità e velocità della divulgazione, nella carambola autoritaria del “convincere gli altri” . Ma se internet sembra essere diventato uno strumento in mano al diavolo, è anche vero che usando la mente lo si può sconfiggere e utilizzare questa scienza secondo il nostro volere. Rifiutare l’omologazione è il dovere di ogni individuo intelligente, rallentare l’immediatezza che internet offre, potrebbe rivelarsi il primo passo verso la riconquista della proprietà di pensiero.
Beppe Grillo va ripetendo, scioccamente o volutamente, che non esistono più destra e sinistra, e la gente ci crede, la gente si convince che le sue parole sono “giuste e sante”, si sprecano gli “è vero”, “ha ragione”, postati sotto queste sue malsane dichiarazioni! Mi rifiuto di uniformarmi a questa menzognera ideologia. Esistono la destra e la sinistra così come esiste il bianco e il nero, il bene e il male, l’amore e l’odio … Esiste la diversità di pensiero, ciò che si è perso è la rappresentanza del pensiero diverso, e Grillo non può rappresentare il mio, ma solo quello di chi la “pensa” come lui.
In Italia ci sono tante persone per bene, in ogni settore, riconoscerle non è difficile perchè i disonesti sono talmente chiassosi da sembrare molti di più. Basta volgere lo sguardo verso chi se ne sta in disparte e dice la sua di tanto in tanto, ma quando lo fa... incanta, per cultura e umanità.
E’ quello l’uomo che potrebbe rappresentarmi nelle Istituzioni, inquanto rispecchia il mio sentire, sa immedesimarsi in ciò che io sono senza conoscermi.

Tempo nel Tempo.

Ero diretta a casa dei miei, guidavo soggiogata dallo scenario che mi scorreva davanti agli occhi. Gli alberi innevati e i cumuli di neve addossati ai bordi della carreggiata, erano là ad accompagnarmi nel breve tragitto che avrei dovuto percorrere. Il grigiore della foschia lasciava percepire il senso di freddo, pur stando al caldo dell’abitacolo , infondendomi il desiderio di inoltrarmi sempre più in quel paesaggio di fantasmi esuli da antri assiderati. Proiettata come in una vecchia pellicola in bianco e nero, reggevo lo sterzo dell’auto come fosse stato la macchina da presa. La mia fantasia aveva superato di gran lunga la velocità segnata dal contachilometri, tanto che oltrepassai lo svincolo d’uscita senza avvedermene. Non c’era anima viva, nessuna auto in un senso o nell’altro di marcia. La strada solitaria mi rendeva padrona di me stessa, regista e interprete di un film che vedevo solo io attraverso i rivoli della pioggerellina sul parabrezza. A volte mi sembrava di intravedere sagome non meglio identificate fra le ombre scure degli alberi, erano cavalli al galoppo. I Briganti erano tornati, richiamati dalla prepotenza degli invasori, la gente aveva nuovamente bisogno del loro aiuto. Sulla cima del Botte Donato era sorto un castello dalle sfumature grigio argento, le punte delle lunghe guglie erano conficcate nel cielo che ne aveva celato i contorni, sfumavano come lingue di fumo nel grigio più scuro della sera che stava arrivando. Chissà chi lo abitava. La galleria coperta mi diede la sveglia. Accidenti! Mi ero allontanata troppo, si era fatto tardi, dovevo tornare indietro prima che a qualcuno venisse l’insana idea di rivolgersi a “chi l’ha visto”. La zona non permette di telefonare, mi era impossibile avvisare mia madre e mio marito dell’inevitabile ritardo a causa di “un’incombenza imperiosa”. Allo spiazzale della fontana “Frischine”, molto amata dai turisti e in questo periodo tristemente deserta, feci inversione di marcia. Prima di rimettermi sulla strada estrassi dalla borsetta la digitale fotografica … dovevo immortalare quel paesaggio che per qualche ora era stato tutto mio, regalando vita a un rigoglioso immaginario.

Virtute e Canoscenza


« Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza ».

A volte capita che rileggendo qualcosa di nostra “conoscenza” la si possa percepire in modo completamente diverso da come la ricordavamo ,da come l’avevamo assimilata nel piccolo o grande bagaglio del nostro sapere. Questa frase di Dante Alighieri la si trova spesso gironzolando in internet, come sottotitolo di un sito, o semplicemente nei gadget laterali, spesso usata con ironia nei commenti fra internauti.
Trovandomela sotto gli occhi l’ho letta in automatico. Succede quando uno scritto è ben memorizzato nella zona biblioteca delle nostre meningi. Alla prima parola che si visualizza il resto appare senza necessità di proseguire nella lettura ottica. Obbligata dalla vista, la schedatura subisce una battuta di arresto su “virtute” e “canoscenza”. Rileggo con attenzione, le due parole mi provocano qualcosa di indecifrabile. Questa frase di Dante non mi appare più così semplice come la ricordavo. Di colpo si schiude un libro mai letto.
Conoscenza è ciò che nasce da una superiore attività intellettiva, qualcosa di “nascosto” ai più, che si lasciano trascinare dall’inganno dei sensi, come spesso accade davanti a un articolo giornalistico. La sensazione suscitata da ciò che leggiamo o sentiamo, è la prima reazione all’apprendimento. Fermandosi a questo non si arguisce la capacità di arrivare alla conoscenza, resta solo una nozione emotiva, nulla più.
Il conseguire della conoscenza è forse un fatto di intuizione, la grande capacità di astrarre da uno scritto o un fatto una o più parti separatamente, riuscendo con il proprio pensiero ad andare oltre quanto appare. Un’attività suprema, data a pochi. La capacità di connettere in maniera critica e consapevole le informazioni provenienti dal mondo esterno.
Pensando a un libro, un semplice libro, dove la conoscenza appare essere solo nel contenuto, in quello che si legge, volendo andare oltre al testo e all’oggetto fisico che si ha in mano, si percepisce che il solo scritto non è completa conoscenza. Davanti allo stile di scrittura il contenuto assume un altro significato da quello dettato dalle semplici parole, si va oltre. Si percepisce una conoscenza tacita che non è stata scritta: il lavoro preparatorio, la capacità dell’autore, le scelte fatte, a cui lui solo potrebbe dare chiarimento sul giudizio dei suoi sensi. Ciò porta a una visione più completa del sapere e cambia il senso e la ragione di quanto era parso.
La capacità di collegare tutti gli elementi, apre un universo che solo a chi sa esercitare questa dote è dato di inoltrarsi.
Mi tornano in mente altri detentori della conoscenza, come Giordano Bruno, frate domenicano filosofo e scrittore, vissuto due secoli dopo Dante, il quale sosteneva che la conoscenza andava nascosta alla plebe, perché questa non potrebbe mai capirla, ritenendo rischioso persino l’elargirla.
Ecco che la parola virtute unita a conoscenza nella frase dantesca, assume l’intensità di un insieme inscindibile. Chi possiede un talento, un carisma, deve farlo fruttare, elargirlo agli altri, anche se questi sembrano non capire.
La conoscenza è un’eredità, ridurla ad abisso che inghiotte senza mai restituire, significa inaridirla, facendola perdere per sempre.

Neve d'Inverno


Fuori la tormenta di neve non accenna a diminuire, mi sento prigioniera di questo scenario freddo e silenzioso. Erro per casa senza la precisa idea di ciò che vorrei fare.
L’inquietudine cresce con la stessa intensità del vento, che prepotente ha fatto chiudere molte imposte già nel primo pomeriggio. Inutile guardare fuori, mi angoscerei ancora di più.
Leggo un po’, ma la concentrazione mi tradisce, desisto e richiudo il libro riponendolo sulla scrivania, mi appoggio allo schienale della mia comoda poltrona tentando di rilassarmi, cosa fare quando fuori nevica? Un dolce. Una buona crostata alla frutta … accantono subito l’idea. La verità è che non ho voglia di fare niente.
Socchiudo gli occhi, appoggio le mani sui braccioli, cerco un sogno a cui abbandonarmi … non lo trovo! Mi alzo di scatto e riprendo il giro di ricognizione, nel camino la legna arde con vigore contro la tormenta, impedendole di seminare il suo gelo anche fra le mura domestiche.
Si, ma io voglio il sole!
Meccanicamente inserisco un cd nello stereo, le note della “Classic Melodies” di Mozart inondano la casa. Ecco, così va meglio, sembra meno inverno, perlomeno ne rallegra il grigiore.
Noto il giornale che ho acquistato stamattina, decido di leggere qualche articolo, le notizie non mi rallegrano, né mi distraggono, sembrano invece peggiorare l’atmosfera. Da quasi vent’anni è una martellante routine, tutto è concentrato sui politici, sui vergognosi scandali che commettono giorno per giorno, nella sicurezza che nulla potrà scalfire il loro dorato stato sociale.
Le loro bugie, le ridicole smentite, le dichiarazioni sprezzanti e arroganti contro la popolazione, peggiorate con il nuovo Governo a cui si è aggiunta la saccenteria accademica, un mostro contro cui è ancora più difficile combattere. E’ la guerra!
Forse la stessa annunciata da Albert Einstein, quella che non si sarebbe combattuta con armi convenzionali.
La terza guerra mondiale, dalla quale non ci sappiamo difendere, perpetrata dall’impero capitalistico contro l'intera popolazione mondiale.
Chissà se ci saranno ancora elezioni. Chissà se il modello di Governo imposto in Italia con un raffinato golpe bianco, verrà preso ad esempio dalle altre Nazioni.
Chissà … se questa ondata di gelo potrebbe trasformarsi nell’inverno russo del 1812 e quello del 1942 contro i megalomani. In fondo la storia ama ripetersi, spesso questa stagione ha dato una mano all’umanità.
Guardo fuori dalla finestra , la neve continua a cadere copiosa, non mi sento più angosciata.

Una Lettera Scritta


Il vento soffia forte facendo roteare i primi fiocchi di neve come in un caleidoscopio impazzito, difficile capire se salgono verso il cielo o scendono sulla terra.
Stranamente mi viene in mente che è passato tanto tempo da quando ho scritto l’ultima lettera. Una missiva vera, in cui il carattere di chi scrive rimane impresso sul foglio bianco insieme alle parole, imbustarla scrivendo con cura l’indirizzo del destinatario, affrancarla poi con un minuscolo dipinto dentato.
Quanta storia in una lettera scritta di proprio pugno. Una storia nella storia, la vita in un intreccio fra presente e futuro sigillata da un piccolo ritratto del passato.
Sento nostalgia del tempo in cui ansiosa guardavo nella cassetta della posta in attesa di una lettera. Il giorno in cui non trovavo nulla la mia delusione svaniva già nel richiudere la piccola porticina in ferro battuto, mi animavo subito di speranza nell’indomani ricominciando con un sorriso la fiduciosa attesa.
Quando finalmente ne trovavo una, la mia felicità era tanta e tale da farmi aprire la busta con frenesia, evitavo di prendere l’ascensore che non mi avrebbe permesso di leggerla fino in fondo prima di varcare la soglia di casa. Salivo le scale lentamente con gli occhi fissi sullo scritto, che per incanto mi portava a un passo dall’autore...
Amavo quando a sera nel silenzio della casa, china alla scrivania, mi immergevo nel dialogo di risposta. La luce della lampada, schermata da un paralume dai toni caldi, rifletteva sui righi neri una scia ambrata sulla quale ogni parola sembrava già viaggiare verso destinazione.
Bastava un piccolo errore per ricominciare tutto da capo. Il tempo non aveva importanza rispetto alla perfezione che pretendevo, nemmeno una sbavatura mi faceva desistere dal riscriverla ancora. Finivo spesso con l’andare a letto a notte inoltrata, finalmente soddisfatta dall’esito.
Il giorno dopo prima di chiuderla la rileggevo immedesimandomi in chi l’avrebbe ricevuta, immaginandone le espressioni.
Nessuna altra forma di comunicazione avrà mai la magia di una lettera. In essa non vi erano solo le emozioni suscitate dalle parole di chi le aveva scritte, ma anche il contatto fisico. Prendendola fra le mani si aveva la certezza che altre mani l’avevano toccata fino a un attimo prima di spedirla, magari mentre il vento faceva roteare minuscoli fiocchi di neve.

Tutto dipende da Babbo Natale


Mi colpisce la risonanza che gli italiani danno ai titoli, più una persona ne possiede, più agli occhi dei molti risulta essere un/a "grande", indipendentemente dalle sue personali capacità naturali, inellettuali e morali, se poi ai titoli si accompagnano riconoscimenti scolastici ottenuti in prestigiosi atenei, il clamore diventa più rimbombante.
Nessuno si sofferma a chiedersi quanto costa alle proprie tasche ogni titolo istituzionale carpito dal solito furbo erudito di turno.
L'intelligenza delle persone viene misurata in base ai titoli scolastici e alle cariche che si ricoprono, più se ne possiedono più la venerazione e la fiducia della massa è garantita.
Mi ha disorientato l'orgoglio di molte donne italiane, ostentato attraverso l’etere sulle svariate piattaforme, per la nomina di tre donne in questo nuovo Governo. Si sentono felici, orgogliose di essere donne, quasi in apnea scrivono frenetici fiumi di parole ricamate fra nastrini, cuoricini, e nuvole, per esprimere al meglio la loro soddisfazione di appartenenza allo stesso sesso delle elette.
Perplessa e in pieno sconcerto, mi chiedo se resto fra le ultime, spero ce ne sia qualcuna che la pensi come me, di una discendenza femminile in via di estinzione.
Forse questo fenomeno sociale è dato dal riscatto di "un orgoglio" che fino a ieri apparteneva allo schieramento inverso, quello delle escort, o più correttamente delle prostitute.
Ciò che dovrebbe risaltare è il fatto che non c'è donna ai vertici italiani, al di là di meriti e demeriti, che non si ritrovi di qualche gradino sotto, al comando degli uomini, senza che abbiano mai piena autonomia di movimento. Tipico delle Nazioni dove congreghe maschiliste, nelle quali è vietato l'accesso alle stesse donne, muovono i fili del potere.
Nessuno scatto di dignità, nessuno si sofferma, sia pure per un attimo, a cogliere che Monti non ne avrebbe nominata nemmeno una a Ministro se fosse dipeso da lui, se una legge europea non obbligasse alla presenza di una percentuale, minima, di donne nei Governi. Ne ha trovato solo tre che rispecchiano il prototipo gerarchico al maschile del suo sentire.
Dubito che in Italia ci sarà mai una inversione di rotta in tal senso, il cattolicesimo è la condanna dei popoli oppressi. Da qui l'ingiustificato orgoglio, di un riscatto riflesso, per persone abituate a vivere sempre all'ombra di qualcuno, in questo caso di donne dietro la presenza ingombrante dei maschi di famiglia.
Ci si può consolare, per chi lo desidera, che il maschilismo ha preso forza anche in Paesi dove sembrava essere sconfitto. Più si è maschilisti più si va in alto, e, purtroppo, non è una forma mentale per soli uomini, ecco dunque il verificarsi in una Nazione come l'Itaia "il diritto a prostituirsi" per entrare in politica, o l'essere una fervida credente, tosta e decisa come un generale spietato dei marines. Tutto dipende dalla "moralità" del maschio che ricopre la carica più alta, che come un sultano può scegliere nell'universo femminile la sua caratteristica caratteriale nell’altra metà del cielo.
Mi dissocio da questo orgoglio bancarellista. Nutro sempre la speranza che esista il barlume di una naturale intelligenza, che impedisca a questo schieramento di donne orgogliose, di esprimersi, verso chi non condivide la loro felicità, con lo slogan dell'altro schieramento appena passato... "è tutta invida".
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Come Alice


Di colpo mi sento proiettata in un mondo fatato, Alice nel paese delle meraviglie. Dormo o son desta?
Dal 12 Novembre, esattamente quattro giorni fa, tutto è cambiato. Dall’inferno al paradiso senza fare il minimo sforzo.
Una fiumara di elogi si spreca in ogni direzione,, per la sobrietà del Primo Ministro, alle capacità mirabolanti di ogni Ministro neo-nominato, elogi senza riserve a uno dei servi più fedeli di b., per il passo indietro alla sua quasi avvenuta nomina nello staff del nuovo Esecutivo, dato senza ombra di dubbio dal suo immutabile "dna dello statista". Non lo sapevo che ci fosse , nelle Istituzioni del passato Governo, un simile asso di danari, che svista madornale, se gli italiani ne avessimo preso atto non sarebbe stato necessario questo forzato cambio della guardia.
Strabilianti gli appoggi incondizionati da parte degli ex-regnati, fino a ieri negati, al nuovo Presidente del Consiglio.
Ogni politico è apparso estasiato, illuminato d’immenso, non si capacitano dell’ empatia che Monti ha con i loro cervelli, farà quanto loro stessi stavano per realizzare, le stesse loro idee, la stessa caparbietà nell’applicarle, era nei pensieri dell’intera classe politica persino la patrimoniale. E i loro toni?! Non sono più esasperati, non urlano, non sbraitano accuse e gridano al complotto, tutti fiduciosi e sereni. Ci sarà finanche l’ inaugurazione del parlamento padano, senza badare a spese, Monti permettendo!
A Napoli la magistratura ha usato i soldi sequestrati alla camorra per le indagini che hanno portato a scoprire un ennesimo bunker di uno dei più pericolosi delinquenti, come per incanto la magistratura non pesa più sulle spalle dei contribuenti come sbraitato nel passato governo.
L’imprenditoria femminile è florida, superiore alla media europea, svanite pure le donne disoccupate.
Non più fino ad Aprile, questo Governo durerà per diciotto mesi, lo hanno detto in coro tutti, da destra a manca, è possibile che per allora si inginocchieranno pregando Monti di non abbandonarli. Ma il miracolo più spettacolare … lo spread … è svanito, come una bolla di sapone è tornato da dove era venuto appena presentata la formazione della New Entry. In borsa crollano i titoli Mediaset e Mondadori, imprese dello "spodestato" b., e volano in alto i titoli bancari e assicurativi, svanito pure il conflitto di interessi.(??)
Una giornata intensa, un concentrato di 17-anni.
D’istinto ho alzato gli occhi al cielo, mi aspettavo una torrenziale pioggia di petali di rosa e fiori d’arancio, che sciocca sono stata, ho preteso troppo, non siamo in Primavera. Forse sarebbe stato possibile anche in questo buio Autunno, se non fosse per la nota dolente degli ulteriori aumenti del 4% sui beni di prima necessità, sui carburanti, gas e benzina, che inevitabilmente, causa trasporto, alzeranno i prezzi sui restanti prodotti di consumo.
Gli aumenti sono solo minuzie rispetto alla luce celestiale scaturita sul Paese, dal miracolo che gli italiani hanno avuto senza muovere un dito, o stancare le meningi in cerca di una soluzione propria. Un colpo di vento e la bandiera cambia direzione, si adegua modulata al suo soffiare.
Dopo anni di veleno dei Borgia, è iniziata una grande distribuzione di melassa a iosa, non so se le due sostanze insieme, così combinate a così breve tempo, possano provocare danni all’organismo. Siamo solo all'inizio, speriamo di non rimanerne intossicati.

La Forza di un' Idea


Oggi, 12 Novembre 2011, sono stata testimone, insieme ai miei connazionali, di un evento storico senza precedenti, per molti atteso da diciassette anni. Vissuto negli ultimi tre anni in maniera più sentita, in un esasperato stato d’animo dove attesa e speranza apparivano utopia.
E’ arrivato preannunciato da un uragano economico, scatenato da una decina di multinazionali, che hanno impoverito la gran parte delle Nazioni , e trovando la nostra in un disastro causato da una classe politica abbarbicata nei propri interessi personali, priva di scrupoli e di amor patrio. Intestardita a ignorare la crisi mondiale che avanzava come fosse cosa che non ci riguardasse. Un abisso nell’abisso che avrebbe trascinato nel baratro tutta l’economia mondiale.
La pressione dei Paesi Occidentali, che avrebbero subito l’onda d’urto della nostra fine, ha reso necessario un cambio immediato dell’uomo al Governo, sostituendolo con un competente in economia internazionale, capace di ridare fiducia ai mercati e respiro (simbolico) al popolo, prima che possa sopraggiungere il tonfo finale scaraventandoci nella più nera povertà.
L’attimo delle dimissioni del politico, che in tutti questi anni ha cancellato valori materiali e morali di quello che era uno dei Paesi Occidentali fra i più ricchi, con una perenne snervante campagna elettorale senza sosta e scellerate scelte destabilizzanti, hanno evocato ogni istante della sua nefasta presenza al governo di questo Paese. Una presenza ingombrante, minacciosa, che di anno in anno ha allungato l’ombra scura che ci sovrasta, agli occhi del mondo intero. La probabile fine di una guerra di bombardamenti incessanti allo spirito e alla mente di ogni singolo cittadino.
Dopo una guerra ci si guarda intorno e si prende atto della grande devastazione che ci circonda. La nostra, quella italiana, è stata, e continurà a essere, tutto dipende da Noi, una guerra di potere per interessi privati, lunga e snervante, seppure senza morti in campo. Disorientati e incerti sappiamo che il primo passo sarà il riappropriarsi del coraggio di ricominciare ricostruendo sulle macerie.
Dobbiamo essere noi cittadini a creare l’ambiente idoneo per dare all’uomo che dovrà guidarci fuori dal baratro, il coraggio di applicare quanto vogliamo, annullando di fatto quella forma salvata da questo “nuovo governo” per cui tutti i politici, tranne il loro capo, restano dove sono.
Noi elettori dell’opposizione, che da tempo pretendiamo quanto ci è stato puntualmente negato, anche da quella coalizione che avrebbe dovuto rappresentarci, puntualmente traditi, nutriamo un progetto largamente condiviso, che metta in primo piano un forte rilancio dell’economia, una tassazione dei grandi patrimoni immobiliari, che oltretutto è il modo per individuare gli evasori fiscali, una legge elettorale per votare i candidati scelti da noi, il rispetto della Costituzione, e la riammissione dei valori etici.
Chiediamo la fine delle parole urlate, della costante presenza dei politici nei vari programmi televisivi, dove negli stessi schieramenti si evince solo individualismo. Tradimenti a catena nello stesso partito, con l’adduzione di “fare il bene del Paese”, senza neanche un’ombra di umiltà, senza che uno solo di questi ominidi si sia mai occupato in primis di fare il bene del proprio partito, anzi tradendolo dopo averlo usato per emergere.Primeggiare, arraffare, ingozzarsi oltre misura, è il loro personale obiettivo.
Il coraggio di occuparsi del bene comune è da grandi uomini privi di arroganza,capaci di attraversare il deserto in solitudine prima di uscire allo scoperto. Non sono mancati all’Italia simili soggetti, puntualmente uccisi, rimanendo ancora oggi l’unica luce degna su un Paese in ombra.
Ora che questi politici, o pseudo tali, ci hanno portato ad un “governo tecnico soprannazionale”, aggiungiamo pure mercantista, con sedi sparse tra Bruxelles, Francoforte, Berlino, Londra e New York, che salva le forme, lasciando i Ministri tutti al loro posto, diventa chiaro che l’urgente obiettivo è portare lo spread a 400, unico interesse degli avvoltoi oltre confine, ai quali non importa nulla del popolo italiano e di quanto possa accadergli.
Tocca dunque a noi, popolo della sinistra, porre fine alla possibilità che l’attimo di giubilo provato per le dimissioni del cobra, non si trasformi in una autentica disfatta per noi stessi. Solo con la potenza di un’idea possiamo cacciare definitivamente questi “brontosauri” nel limbo dal quale sono evasi, che hanno come unico “blasone” da ostentare al popolo, la loro carta di identità come “saggi decrepiti e sessualmente prestanti” o “giovanilisti emergenti",e qualche grottesca caricatura di Platone.
Noi quell’idea l’abbiamo! Alcuni di Noi ci hanno dato l’esempio, rifiutando finanziamenti statali che li assoggettava ai potenti, o mandandoli a “fà due bicchieri”, dimostrando il proprio valore e la grande capacità di essere padroni della propria mente e servi di nessuno. Noi siamo quel popolo dalla grande idea, e insieme potremmo impedire “alla forma salvata” di ritornare alla grande, disarmandoli della loro unica e minacciosa arma da terminator, “il martellamento demolitore”, che useranno con ancora più vigore, da destra a manca..,
La serpe è andata via con due colpi di scena da non sottovalutare, altro che "al nemico ponti d'oro". Ha iniziato una ferrea resistenza, sarà in agguato a due passi da Palazzo Chigi, pronto a risalite sulla biga insieme all'amico centurione-leghista.
Monti non avrà grandi spazi di movimento, visto che le aspidi sono tutte ai loro posti, pronti ad azzannarlo appena le sfiora.
“Il re è morto… Attenti al re!!”.
Ora tocca a Noi!!

Pensiero al Lungo Tramonto


Monti, Draghi e Letta sono gli impiegati della Goldman Sachs, una delle banche responsabili della crisi mondiale, che ha urgente bisogno di risanare i sui conti. Questa banca compra patrimoni statali, interessante no? Infatti ieri Obama, mostrando i suoi bianchissimi 64 denti, diceva che "l'Italia è ricca". Di cosa? Mi sono chiesta. Di berlusconiani e di dalemiani, ma non penso si riferisse a quello, magari si riferiva al patrimonio italiano. Forse, può darsi.
Che coincidenza miracolosa trovarci in questo frangente storico tre validi economisti pronti a salvarci dalla bancarotta, che sempre per coincidenza sono impiegati della suddetta banca. Siamo davvero fortunati! Meno male che viviamo nel Paese dei miracoli, altrimenti non ce la caveremmo, e non è detto che ce la caveremo!
Ho imparato che un uomo troppo osannato ha come segni particolari "la fregatura"!
L'unico barlume che vedo in questo momento triste per il mondo intero, arriva da Harward, dove gli studenti della più esclusiva facoltà di economia del pianeta, vale a dire la Harvard Business School, si sono rivoltati contro il sistema. Si sono rifiutati di seguire la lezione di un famoso economista, Gregori Mankiw, dichiarando che l'attuale sistema economico perpetua diseguaglianza con risvolti sempre più problematici nella nostra società.
La stessa economia che professano Monti, Draghi e Letta. Quest'ultimo, vicino a b. da anni, ci ha portati dritti dritti nelle fauci della Goldman Sachs. Non credo che Berlusconi resusciterà attorniato da questi angeli custodi del suo patrimonio, non gli serve resuscitare, in verità non è mai morto! Perderà solo il titolo di Presidente del Consiglio, questo gli farà un po’ male, ma si consolerà con il bunga-bunga… finalmente libero! "C*** flaccido, alla riscossa!".
Ora c'è da chiedersi: se dovessimo vendere la nostra casa ci rivolgeremmo a un notaio amico dell'acquirente? Forse gli italiani lo fanno da sempre, sanno trattare con i notai di parte. E poi i “santi” vanno osannati, siamo cattolici perdinci, e Harward è ancora troppo lontana .

Nostalgia di Fiaba...


Il Funerale della Volpe

Una volta le galline trovarono la volpe in mezzo al sentiero. Aveva gli occhi chiusi, la coda non si muoveva.
– È morta, è morta – gridarono le galline. – Facciamole il funerale.
Difatti suonarono le campane a morto, si vestirono di nero e il gallo andò a scavare la fossa in fondo al prato. Fu un bellissimo funerale e i pulcini portarono i fiori. Quando arrivarono vicino alla buca la volpe saltò fuori dalla cassa e mangiò tutte le galline.
La notizia... (si scatenarono i girnalisti)... volò di pollaio in pollaio. Ne parlò perfino la radio, ma la volpe non se ne preoccupò. Lasciò passare un po’ di tempo, cambiò paese, si sdraio in mezzo al sentiero e chiuse gli occhi.
Vennero le galline di quel paese e subito gridarono anche loro:...(era il famoso 70% che piaceva tanto alla volpe, non leggevano giornali)...
- È morta, è morta! Facciamole il funerale.
Suonarono le campane, si vestirono di nero e il gallo andò a scavare la fossa in mezzo al granoturco.
Fu un bellissimo funerale e i pulcini cantavano che si sentiva anche in Francia. Quando furono vicini alla buca, la volpe saltò fuori dalla cassa e si mangiò tutto il corteo.
La notizia volò di pollaio in pollaio e fece versare molte lacrime. Ne parlò anche la televisione,...(nei vari porta-porta, ballarò, chi l'ha visto, fatti tuoi, fatti miei, parliamone fra noi, chi ha ucciso la volpe?...), ma la volpe non si prese paura per nulla. Essa sapeva che le galline hanno poca memoria e campò tutta la vita facendo la morta.
E chi farà come quelle galline vuol dire che non ha capito la storia.
Gianni Rodari – Il Libro degli Errori, 1964


E seriamente mi domando : ne usciremo mai fuori? Ricorderemo passo passo questi ultimi 20-anni? Saremo capaci di riappropriarci dei nostri cervelli atrofizzati, formulando pensieri e giudizi sulla storia di questi giorni? Saremo così responsabili da risvegliare le nostre coscienze e sollevarci ponendo Noi stessi la parola fine? Ho l'amaro timore che le galline sono ancora tante, e che io stessa finirò nel mucchio... Mi sento impotente!
Un tempo molto lontano la gente combattendo sceglieva con chi schierarsi.
Un famoso Gattopardo ebbe l'onore di dire "Tutto cambia affinchè nulla cambi"... a me, a noi italiani di oggi... questo onore è negato!
Sarà forse perchè abbiamo smesso di leggere fiabe?