Nessuna Vergogna



Erano davanti all’ entrata dello storico hotel del paese che dava su una strada principale, tanto da creare ingorgo agli ignari automobilisti di passaggio che alla vista di quel raduno si domandavano cosa mai fosse accaduto. Era l'alta società nostrana in attesa dell’arrivo di altri ospiti illustri prima di accomodarsi all’ interno del locale. Nel frattempo si scambiavano saluti e complimenti con esagerata dovizia, ostentando eleganza e una fierezza teatrale fra sorrisi e calorose strette di mano, tutto in onore dei passanti. I soliti noti riuniti in vista delle prossime elezioni, poco importava se davanti ai loro occhi c’era il degrado di un paese abbandonato all’ incuria e all’ arte di arrangiarsi dei moderni poveri. Spavaldi e sicuri della loro posizione sociale, sapevano con certezza che il denaro li proteggeva dalla scomoda emozione della vergogna. Non perdevano certo tempo all’ autovalutazione del fallimento globale nel rispetto delle regole, ai modelli di condotta non più condivisibili con il resto della società per scopi lontani dall’ etica e dalla morale. Avevano rotto con le regole di condotta, a quel punto vergognarsi avrebbe comportato un cambiamento dalle disastrose conseguenze per il loro status quo. La gente invidiava e ammirava comunque la loro capacità di essere al di sopra di ogni regola, superfluo dare a un’emozione negativa lo spazio per privarsi degli agi immeritati in cui vivevano. Era dunque importante offrirsi agli sguardi con la coreografia dello sfarzo senza riserve per cogliere maggiori consensi, in cambio regalavano sogni evanescenti senza costi. Non avevano certo perso il rispetto sociale, anche se dettato dall’ ipocrisia. La bellezza e la grandezza del dio denaro, davanti al quale tutti si inchinano estasiati nell’ eclissi totale della vergogna.

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