Diffido di chi con orgoglio afferma “io dico quello che penso”.
Istintivamente avverto che stia per dire qualcosa di spiacevole e che ne sia pienamente consapevole. In genere si tratta di persone che hanno come avversaria la ragione, che da’ loro torto fin dalla nascita. La combattono nel dire ciò che pensano senza riguardi, incuranti di ferire l’altro, ma forse è il sommo piacere dell’essere idioti. Una lotta impari che li porta ad apparire inutili quanto le parole che pronunciano. Davanti a simili soggetti mi sorge sempre la stessa riflessione su quanto, spesso, sia inutile e deleteria questa capacità che l’uomo possiede.
Accade ovunque e in ogni luogo, dagli aeroporti ai bagni pubblici, due estranei si incontrano e basta che uno dica una frase, la più banale, l’altro subito risponde e si apre un dialogo di inutilità in cui ognuno si affanna a dimostrare di sapere tutto di tutto. Un oceano di parole capace di contenere i sette oceani del globo, un cicalio ininterrotto di inutilità che esercita comunque il suo fascino.
Una forza smisurata che fa scorrere il dialogo fra gli esseri umani. Un’assurdità di enorme portata che regge l’idiozia di tanto vigore. Come una matrioska infinita che affascina e cattura in un inebriante gioco senza fine.


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