Una Lettera Scritta


Il vento soffia forte facendo roteare i primi fiocchi di neve come in un caleidoscopio impazzito, difficile capire se salgono verso il cielo o scendono sulla terra.
Stranamente mi viene in mente che è passato tanto tempo da quando ho scritto l’ultima lettera. Una missiva vera, in cui il carattere di chi scrive rimane impresso sul foglio bianco insieme alle parole, imbustarla scrivendo con cura l’indirizzo del destinatario, affrancarla poi con un minuscolo dipinto dentato.
Quanta storia in una lettera scritta di proprio pugno. Una storia nella storia, la vita in un intreccio fra presente e futuro sigillata da un piccolo ritratto del passato.
Sento nostalgia del tempo in cui ansiosa guardavo nella cassetta della posta in attesa di una lettera. Il giorno in cui non trovavo nulla la mia delusione svaniva già nel richiudere la piccola porticina in ferro battuto, mi animavo subito di speranza nell’indomani ricominciando con un sorriso la fiduciosa attesa.
Quando finalmente ne trovavo una, la mia felicità era tanta e tale da farmi aprire la busta con frenesia, evitavo di prendere l’ascensore che non mi avrebbe permesso di leggerla fino in fondo prima di varcare la soglia di casa. Salivo le scale lentamente con gli occhi fissi sullo scritto, che per incanto mi portava a un passo dall’autore...
Amavo quando a sera nel silenzio della casa, china alla scrivania, mi immergevo nel dialogo di risposta. La luce della lampada, schermata da un paralume dai toni caldi, rifletteva sui righi neri una scia ambrata sulla quale ogni parola sembrava già viaggiare verso destinazione.
Bastava un piccolo errore per ricominciare tutto da capo. Il tempo non aveva importanza rispetto alla perfezione che pretendevo, nemmeno una sbavatura mi faceva desistere dal riscriverla ancora. Finivo spesso con l’andare a letto a notte inoltrata, finalmente soddisfatta dall’esito.
Il giorno dopo prima di chiuderla la rileggevo immedesimandomi in chi l’avrebbe ricevuta, immaginandone le espressioni.
Nessuna altra forma di comunicazione avrà mai la magia di una lettera. In essa non vi erano solo le emozioni suscitate dalle parole di chi le aveva scritte, ma anche il contatto fisico. Prendendola fra le mani si aveva la certezza che altre mani l’avevano toccata fino a un attimo prima di spedirla, magari mentre il vento faceva roteare minuscoli fiocchi di neve.

14 commenti:

  1. Era proprio così, Francy.

    Mi hai risvegliato forti emozioni...

    Buona domenica!

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  2. Gianna,
    eh si, era bello ricevere una lettera, era più... umano.
    Grazie, Buona Domenica anche a Te

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  3. Hai perfettamente ragione, Francy. Quanto era appagante ricevere una lettera che si attendeva con ansia.
    Conservo pacchi di lettere : quelle di mio marito che viaggiava anche per tre mesi consecutivi e mi scriveva tutti i giorni, quelle di mia figlia quando era all'estero a studiare, quelle di amici alcuni dei quali, purtroppo, non ci sono più.
    Non ero perfezionista come te nel rispondere, ma lo facevo con grande entusiasmo.
    Grazie di avermi ricordato quei tempi 'antichi',molto più umani.
    Cristiana
    Buone Feste!

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  4. Stupendo questo Tuo racconto, mi hai fatto rivivere sensazioni rimosse da tempo dalla tecnologia. Quanto romanticismo in quell'antico modo di comunicare. Quanti palpiti nascosti e tremolii di mani. Il contenuto di una lettera era sempre uno scrigno di emozioni.

    Io per conservare i palpiti e emozioni di un tempo, mi faccio inviare le bollette con la posta tradizionale. Quando apro la busta della bolletta del metano, consumo mensile invernale. Tutta la famiglia si riunisce nel più completo silenzio attorno alla lettera...Poi,un urlo straziante sodomizza il silenzio,segue un pianto di gruppo liberatorio che pone fine al rituale.

    Ciaoooooooo!

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  5. Cristiana,
    anch'io come Te le conservo tutte. Ogni tanto ne rileggo qualcuna per rivivere quei momenti e per sentire l'odore della carta e dell'inchiostro.
    Grazie a Te.
    Buone Feste cara Cristiana

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  6. Francesca, anch'io ho scritto tante, tantissime lettere e dentro la busta cercavo spesso d'unirci un qualcosa di piccolo, oltre alle parole.
    Hai descritto egregiamente ciò che si provava e l'ansia dell'attesa.
    Ora io, nella mia casetta delle lettere, ricevo solo le bollette delle tasse, le altre sono già domiciliate presso la Banca, per non dimenticarmi di pagarle e l'ansia, appunto, mi viene se la vedo piena e non vuota :))))))
    Un bacione amicacompagnaromanticasentimentalnostalgica!
    Elisena

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  7. Adamus,
    l'ho capito fin da subito che in fondo, in fondo sei un gran romanticone.

    Permettimi di darTi un consiglio, credimi è gratuito... cerca di procurarTi i tappi per le orecchie per il prossimo raduno della lettura della "trepidante bolletta"... i Monti promettono clima rigido e tempestoso :DDDDDDDDDD

    Ciaooooooooooooo!

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  8. Elisena,
    penso che la nostalgia di scrivere o ricevere una bella lettera colga un pò tutti coloro che abbiamo comunicato con quel mezzo, che alla luce odierna sa già di antico, eppure non è passato tanto tempo.

    Riguardo alle bollette, mi viene da chiedermi se un giorno qualcuno non rimpiangerà anche quelle... magari ricordando che un tempo le si poteva pagare.
    Meglio non pensarci.
    Grazie, un bacione romanticacompagnaamica :)

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  9. Una bella pagina, Francesca!
    Hai saputo descrivere efficacemente la fisicità dello scrivere e del leggere! L'atmosfera di uno spazio e un tempo sospesi in cui mentre si scriveva si pregustava l'effetto che ogni ogni nostra parola avrebbe avuto sul destinatario; i gesti, la trepidazione dell'attesa, l'emozione del ricevere.
    A volte, parlo per me, c'era anche la delusione nel constatare che la risposta non era all'altezza di tanta aspettativa.
    Anch'io ero una grande frequentatrice di carta e penna, e tante lettere (soprattutto quelle che mandavo a mia sorella) erano anche piene di disegni e scarabocchi vari, che mi pareva, allora, avessero un vero valore artistico (!)
    Qualcuna di queste sono riuscita a conservarle e ogni qualche secolo le rileggo. Oggi scrivo al computer e devo dire che mi trovo bene: mi è più facile riuscire a dire esattamente quello che voglio dire: tra "taglia" e "incolla" me la cavo egregiamente anche se bisogna stare molto più attenti ai refusi; mentre quando, come hai detto tu, ad ogni errore si ricominciava da capo, alle volte per sfinimento tiravo via.
    Certo la tecnologia dà e toglie allo stesso tempo... in ogni caso, scriviamo!
    Un caro abbracio Nina

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  10. La lettera che si aspettava, il campanello che suonava, il postino amico..mi manca e conservo tutto..Buon anno 2012

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  11. Nina,
    hai ampliato il mio post con l'aggiunta dei Tuoi ricordi. Un tempo anch'io ero una "grande artista", specialmente nelle lettere che scrivevo a mio Nonno. Ne conservo molte e ogni tanto ne rileggo qualcuna per ritrovare un pezzetto sopito di me stessa.
    Come ben dici... in ogni caso scriviamo, l'importante è non perdere questa sana abitudine.
    Grazie Nina, un abbraccio.

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  12. Riri,
    il postino amico... mi hai rievocato un episodio molto divertente che forse racconterò in un prossimo post.
    Grazie e Buon 2012 anche a Te

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  13. Mi hai ricordato anni e anni di lettere scritte e ricevute. Che bellissime emozioni. Le mie più grandi amiche di oggi sono le mie amiche di penna di ieri. Grazie Francy per questo ricordo fantastico. Buon 2012, un abbraccio immenso.

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  14. Janas,
    quanto dici è bello. Seppure con la tecnologia qualcosa è venuto a mancare rispetto allo scrivere con l'inchiostro, resta sempre la meraviglia dell'Amicizia che nasce tramite un rapporto epistolare.
    Auguri piccola grande Janas, un bacione schioccante :))

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