Il limite della sopportazione lo determina la pazienza, quando questa sfugge la ribellione diventa il diritto per dire basta, per dare una svolta , per cambiare vita.
Ribelli si nasce. E’ la prima prova che ogni individuo si trova ad affrontare nell’età della ragione, quando comincia ad eserciatare il pensiero alle domande, e lo obbilga alla ricerca di veritiere risposte, che lentamente ribaltano quelle condizioni imposte durante l'infanzia.
Chi è il ribelle ? E’ un uomo che ha detto no ! Si rifiuta, non si arrende, ma sa dire anche si dando un’ apparente limite alla ribellione, che in sè ha l’unica regola del « tutto o niente », del « tutti o nessuno ». Ha precisa idea dell’uguaglianza, una posizione paritaria fra padroni e schiavi, capace di imporla fino a invertirne i ruoli. Non è l’uomo del risentimento, non si perde nel disprezzo e nell’odio, la sua rivolta è spesso la nascita di valori.
Sa che per essere deve ribellarsi. La rivolta lo sdradica dalla solitudine trasformandolo in un uomo collettivo, l’avventura di tutti. E’un’esperienza, che può portarlo a sperimentare l’ascetismo.
La rivolta legittima è la più pura espressione di libertà con il volto della speranza. Il ribelle vive una tensione che gli impone il rifiuto degli agi dei tiranni e la sottomissione alla schiavitù.
L'uomo è la sola creatura che rifiuta di essere quello che è. La questione si pone se questo rifiuto può portare alla distruzione degli altri e se stesso. Il carisma che esercita gli è sconosciuto e incomprensibile, difficilmente il ribelle se ne avvede e ne approfitta. E’ diverso dal rivoluzionario che insegue la chimera del « trasformare il mondo », lui vuole solo cambiare vita, è un generoso verso il futuro che dà tutto nel presente, al di là del nichilismo.
Il ribelle è l’immagine dello spirito libero, impossibile non amarlo o detestarlo, porta in sè quel « tutto o niente », « tutti o nessuno », che si riflette nei sentimenti che, suo malgrado, suscita negli altri.
Ribelli si nasce. E’ la prima prova che ogni individuo si trova ad affrontare nell’età della ragione, quando comincia ad eserciatare il pensiero alle domande, e lo obbilga alla ricerca di veritiere risposte, che lentamente ribaltano quelle condizioni imposte durante l'infanzia.
Chi è il ribelle ? E’ un uomo che ha detto no ! Si rifiuta, non si arrende, ma sa dire anche si dando un’ apparente limite alla ribellione, che in sè ha l’unica regola del « tutto o niente », del « tutti o nessuno ». Ha precisa idea dell’uguaglianza, una posizione paritaria fra padroni e schiavi, capace di imporla fino a invertirne i ruoli. Non è l’uomo del risentimento, non si perde nel disprezzo e nell’odio, la sua rivolta è spesso la nascita di valori.
Sa che per essere deve ribellarsi. La rivolta lo sdradica dalla solitudine trasformandolo in un uomo collettivo, l’avventura di tutti. E’un’esperienza, che può portarlo a sperimentare l’ascetismo.
La rivolta legittima è la più pura espressione di libertà con il volto della speranza. Il ribelle vive una tensione che gli impone il rifiuto degli agi dei tiranni e la sottomissione alla schiavitù.
L'uomo è la sola creatura che rifiuta di essere quello che è. La questione si pone se questo rifiuto può portare alla distruzione degli altri e se stesso. Il carisma che esercita gli è sconosciuto e incomprensibile, difficilmente il ribelle se ne avvede e ne approfitta. E’ diverso dal rivoluzionario che insegue la chimera del « trasformare il mondo », lui vuole solo cambiare vita, è un generoso verso il futuro che dà tutto nel presente, al di là del nichilismo.
Il ribelle è l’immagine dello spirito libero, impossibile non amarlo o detestarlo, porta in sè quel « tutto o niente », « tutti o nessuno », che si riflette nei sentimenti che, suo malgrado, suscita negli altri.


Bella la Tua definizione sulla figura del ribelle. L'associazione con la foto del bonazzo è molto eloquente... Una spiccata simpatia per gli spiriti ribelli emerge in Te. (per forza, più ribelle di Te che c‘è?)
RispondiEliminaIl ribelle, in genere trova sempre molti ostacoli nel suo percorso, andare controcorrente non è mai facile.
I ribelli sono quasi sempre degli innovatori, anche chi protesta contro una legge insulsa è un ribelle. Evviva i ribelli!
Vedrei bene nella figura del ribelle l’appena scomparso Steve Jobs., che ne dici?
Ciaoooooooo !
http://cantiereaperto.wordpress.com/2010/04/07/il-ribelle-tra-destra-e-sinistra-chi-l%E2%80%99ha-capito-e-chi-no%E2%80%A6/
Perchè hanno fascino solo i ribelli...belli?
RispondiEliminaAdamus,
RispondiEliminain linea di massima è come dici, e condivido, ma mi confondi una macchina da soldi come Jobs, capitalista e sfruttatore, con la figura nobile del ribelle.
Non posso condividere, magari Jobs potremmo annoverarlo fra i "rivoluzionari", coloro che Ti trascinano nell'entusiasco marasma delle loro idee "innovative" per tornaconto, facendoTi credere che tutto è a Tuo vantaggio.
Il "bonazzo", come lo definisci, guardalo al di là della bellezza fisica, per me irrilevante. Ho scelto questa immagine, fra le tante che avevo valutato per il mio post, semplicemente perchè giovane, per l'espressività dello sguardo, deciso e distaccato da ciò che ha di fronte, e quella piega amara del sorriso. Speravo si cogliesse ... :)
Ciaooooooooooooo!
Lorenzo,
RispondiEliminail fascino scinde dalla bellezza fisica, percorre sentieri diversi e non sfiorisce con l'età.
Avrei potuto scegliere un ribelle noto, magari il più noto al mondo, ci ho pensato molto prima di decidere, ma il discorso sarebbe inevitabilmente caduto sul personaggio e non su ciò che volevo esprimere.
Ok, forse mi sono espresso male. Intendevo associare cose belle a cose che ci piacciono, per dare forza alla nostra argomentazione.
RispondiEliminaNon perchè il ribelle deve essere bello.
In quanto a Jobs, mi riferivo alla sua gioventù piena di svariate esperienze, anche molto discutibili, per arrivare poi nell'olimpo dell'informatica attraverso le sue rivoluzioni innovative. Certo,si è fatto molti soldi, ma ci sono Persone che ne hanno fatti altrettanti e anche di più...E'non è hanno creato nulla di buono. Anche il suo modo di ribellarsi al cancro è notevole. Vedere un morto che cammina che presenta l'ipod non è da tutti.
La frase che ha detto ai giovani universitari " Siate affamati e folli" Mi piace molto.
Capisco di essere andato fuori tema...Ma sai, pure io sono un po'ribelle.
Ciaooooooooo ! Buona serata.
Adamus,
RispondiEliminasu Jobs non concordiamo.
Il sistema non ci ha solo coinvolti nell'inevitabile utilizzo di quanto produce, ma è entrato in noi con una forza tale da allontanarci sempre più dall'essere... ribelli!
Il ribelle di cui parlo è contro i Jobs, Gates e simili, santi subito dopo la morte... perchè... Perchè?? E' il sistema che lo vuole, e ci siamo dentro con il corpo e con la mente.
Si, Giò, hai detto bene, sono una ribelle... e non sopporto la spettacolarità di una morte per chi, durante l'arco della sua vita, non ha speso una briciola di pietà verso coloro che lottavano per vivere... mentre lo rendevano ricco. Non ce la faccio. Il buonismo non fa per me, capisco che i Jobs sono ormai l'inevitabile utilià del sistema, ma elevarlo all'ennesima potenza, come pura essenza di una spiritualità che non ha mai avuto ... mi appare eccessivo.
La stretta al cuore me la ha provocata la morte di quelle quattro donne a Barletta, là ho pianto, per rabbia e per strazio.
Non volermene, Ti prego... è solo uno scambio di opinioni, l'esprimere me stessa, così come sono... dentro e fuori al sistema :)
Ciaoooooooooooooooo!
Ok, d'accordo,aggiungo solo che Jobs non passerà sicuramente alla storia per essere stato un capitalista sfruttatore come dici Tu.
RispondiEliminaMa per aver creato la Apple e una quantità enorme di innovazione tecnologica.
La spettacolarizzazione della sua morte non è stata creata da Lui, ma dai Mass media.
Se la metti sulla lotta di classe mi trovi disarmato su questo terreno,sono teorie che ho abbandonato da tempo. Per me un Genio rimane un Genio ed un cretino rimane un cretino, indipendentemente dallo schieramento di appartenenza.
Ciaooooooooooo! Ribelle! Buona notte.
Adamus,
RispondiEliminacerto, ognuno di noi ha la sua visione delle cose.
Un genio è un genio... e tale resta, non ci piove.
Grazie per la pazienza :)
Ciaooooooooooooooooooooo!
@ FRANCY E ADAMUS
RispondiElimina:)))) NO NO E NO COI PUGNI CHIUSI E I DENTI STRETTI NOOOOOOOOOO....questo è il mio grido di ribelle.
Potevi postare la mia foto Francy (ammazza o e che presunzione, qualcuno avrebbe potuto interpretarla come ri-bella) ma il giovane impersonifica molto di più l'immagine giusta per corredare questo post, molto esplicativo nella differenzazione tra l'esser ribelle e rivoluzionario.
Sempre in prima linea compagna!
Mercoledì sarò presente alla manifestazione!
Un bacio a te e un saluto a Giovanni
Elisena
Elisena,
RispondiEliminanon sarebbe stata una cattiva idea la Tua foto, ma poi Lorenzo mi avrebbe domandato se ad avere fascino erano solo i ribelli.. sexy :DDDD
Essere ribelle è una gran fatica, non basta urlare no, bisogna applicarlo e là cominciano i guai.
La differenza fra il rivoluzionario e il ribelle è enorme, ma spesso le due figure vengono sovrapposte.
Ti raccomando pensami in quella manifestazione, sarà come esserci :)
Grazie Ely, un bacione
Occorre prima dare la definizione del termine ‘ribelle’ sia come sostantivo che come aggettivo: “1 Che attua o ha attuato una rivolta contro l'autorità costituita o contro un'occupazione straniera: spedizione contro le popolazioni r.
RispondiElimina2 Che rifiuta ogni forma di autorità e di sottomissione nei confronti di qualcuno o di qualcosa.” Questa definizione si trova nel vocabolario Sabatini Colletti.
Ne consegue che la prima affermazione “ribelli si nasce” non appare molto fondata e credo sia da attribuire a un sentimento romantico. Se la si accettasse acriticamente, legittimerebbe ogni qualsiasi altra proposizione del genere del tipo: delinquenti, omosessuali, traditori ecc si nasce. Significherebbe attribuire a un comportamento qualunque esso sia una origine, una eziogenesi ereditaria come se fosse tutte patologie dovute ad anomalie cromosomiche.
È evidente che così non è.
L’immagine che tu hai messo nel post poi tutto sembra tranne che quella di un ribelle, treccine a parte. È intitolata “terra, ribelle, rodrigo, buttero”. È semplicemente un modello romantico e basta.
Alla tua domanda chi è un ribelle ti rispondi che è uno che dice no, che vuole tutto o niente, tutti o nessuno, e quindi ti tuffi letteralmente in una apologia del romanticismo, mescolando sacro e profano.
Non collima affatto con le definizioni in lingua italiana, per la quale ribelle è colui che rifiuta l’autorità costituita, a prescindere se sia giusta o ingiusta, e che sia legittimamente costituita.
Qui pare si debba piuttosto parlare di disaccordo, di non condivisione delle decisioni assunte e l’attualità ne elenca a bizzeffe.
Il tuo ‘ribelle’ è colui che vuole abbattere un muro di cemento armato a testate, finendo solo con lo sfasciarsi la testa, com’è ovvio alla persone di comune buon senso.
Ciò che mi intriga del tuo post è il capire perché l’hai fatto, qual è lo stato d’animo che ti ha spinto a scriverlo, anche se credo sia il senso di nausea, di disgusto per l’attualità politica e per questa classe politica che è del tutto inadatta, incapace, priva di senso morale ed etico.
Che può fare il tuo ribelle per combatterla e sostituirla? Nulla.
Anche Antonio Di Pietro, che combatte questo governo fin dal suo nascere, senza compromessi, siccome persona intelligente, astuta ed esperta si, ma anche ragionevole. Più di una volta ha votato provvedimenti giusti assieme alla maggioranza.
È un eroe romantico? No, ma quando mai.
In ogni caso il tuo post è apprezzabile in quanto saggio d buona scrittura romantica.
Quanto a Jobs sono d'accordo con te, lo stanno santificando.
Perché hai cambiato l'intestazione del tuo blog? Era meglio prima.
Luigi,
RispondiEliminaribelli non si nasce, in effetti è una voluta scivolata nel romanticismo, distaccandomene poi nel resto del mio scritto. Così come è esatta la definizione di ribelle da vocabolario che hai evidenziato.
Hai centrato in pieno le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere questo post. Ho rispolverato gli scritti di Albert Camus, il letterato francese padre dell'esistenzialismo ateo, che per primo alzò il polverone sulla differenza fra il ribelle e il rivoluzionario. Aspramente criticato dai filosofi dell'epoca, fra cui Sartre.
Egli fu urante e dopo la seconda guerra mondiale, nella Reistenza e nel Partito Comunista francese, che abbandonò proprio perchè in disaccordo con il Suo pensiero. Camus era disgustato dagli eventi che travolgono gli uomini che li allontanano dalla loro ricerca esistenziale. Uniti nel prendere coscienza dell'assurdo e nel cercare di superarlo nella solidarietà, evidenzia come la costante, in questi tristi frangenti storici, sia il sorgere di diverse correnti di pensiero, che alla fine portano a un nulla di fatto. Li definisce come una divinità malefica che altro non crea se non schiavi e ribelli, vittime e carnefici.
Il ribelle di Camus è come da me descritto, è colui infatti che prende a testate il cemento armato. La storia umana ha personaggi simili, pochi ma buoni, ma tristemente abbandonati al loro destino.
Uomini come Di Pietro sono necessari, ma non sfuggono dalla rete de sistema, seppure ne allentano le maglie. Come puoi notare, anche simili uomini non trascinano le masse, ma sempre e solo i pochi .... ribelli? :)
PS.: Camus è un Premio Nobel della letteratura. In Francia c'è un detto che lo ricorda :"Si tu veux apprendre le français, lis Camus!"
"Se vuoi imparare il francese... leggi Camus!" :)
PS.2 :DDDD
RispondiEliminaNoto che la foto da me scelta ha turbato un pò lor Signori... quindi ha ragione Adamus... è un bonazzo! Sarà stato il mio inconscio a farmelo scegliere...perdonez moi Monsieurs :DDD
Il titolo del blog tornerà come prima, amo giocherellare con i cambiamenti, ma "Non può piovere per sempre" mi piace di più :D
Stai dimenticando per caso o volutamente il Di Pietro di Mani Pulite? Quello che tutto il mondo civile ci invidiava, quello che prendeva la copertina di Time.
RispondiEliminaStai tralasciando volutamente o per caso la volubilità degli italiani 'cattiva gente', che colloca sugli altari gente come Mussolini o Berlusconi e dimentica gli uomini di valore, sia vivi che morti?
Io non ho letto Camus (me ne fregava assai, a malapena nella povertà di casa mia potevo leggere libri in prestito o dalla c.d. 'biblioteca comunale', in cui Camus non trovava ospitalità -nel senso che ci si doveva accontentare - pardon mi dovevo accontentare - la frequentavo solo io! - della paccottiglia di libri disponibili e della eterogeneità degli stessi), né mi piace che si faccia sfoggio di una cultura che io non posseggo, mi infastidisce - perché sono invidioso! - non sapevo nemmeno che Camus è un premio Nobel per la letteratura.
A malapena tollero le citazioni che fa Ormanni, giusto perché sono calibrate con molta sapienza.
Mi sembra evidente che a me il tuo post non è piaciuto e se ho espresso la mia non condivisione sai che è perché ho grande stima di te.
A proposito, ribadisco che il nuovo titolo del tuo blog non mi piace, l'altro era più evocativo.
A me ha dato fastidio, non turbamento, è un parassita, anche se 'bonazzo' - sono invidioso anche qui!
RispondiEliminaFai bene a rimettere a posto il titolo del tuo blog, io il mio non lo cambierò di certo.
Luigi,
RispondiEliminapremetto... sto ridendo :DDD
Ciò che mi piace in Te è la Tua sincerità, e il Tuo essere... ribelle :DDDD
(e qua rischio di prenderle di santa ragione).
Non avevo nemmeno citato Camus nel post, è stata la Tua curiosità a obbligarmi a spiegare il mio scritto... Non ho colpa se quando mi prende male vado a spolverare i miei vecchi libri...:DD
Guarda che a Di Pietro ho dato onore, non era necessario elencare il resto. Mi pare... boh! :DDD
CHE FAI, SFOTTI? ;-)
RispondiEliminaChi?? Io??? Giammai... ;)
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