La conobbi quasi vent’anni fa. Lei, taciturna, elegante, distaccata e scontrosa. Non era certo una persona che suscitava simpatia, ma rispetto si, per quel fascino magnetico che poche persone a questo mondo possiedono . Quante volte trovandomela davanti mi chiudevo anch’io nel silenzio, spesso la ignoravo. Fra Noi intercorrevano le forzate frasi di circostanza, quei saluti che in sé non contenevano nulla di sentito, formale cortesia, dovuta al senso di civile educazione radicato in entrambe.
Con il passare degli anni , le cose fra Noi non evolsero in nessuna direzione, eppure frequentavamo gli stessi luoghi, costrette a incontrarci, spesso a interloquire, se pur con frasi d’obbligo, scontate. C’erano volte che la evitavo , non amavo la sua vicinanza , e altre in cui ammiravo il suo aristocratico silenzio.
Le donava quell’aria austera da nobildonna educata a una rigida etichetta di palazzo. C’erano volte che in lei coglievo una espressione ricca di avvincente carisma, quando con lo sguardo di lato e le palpebre che fungevano da sipario semi socchiuso, osservava quanto la incuriosiva nei minimi dettagli, senza lasciare trasparire alcuna emozione. Come mi sarebbe piaciuto leggerle nel pensiero, sentivo che in Lei c’era un universo di splendidi argomenti. A volte coglievo come un lampo in quegli occhi color nocciola , fulminei barlumi che subito si spegnevano passando a osservare altro.
Fu la volta che, costrette dalle circostanze, sbrigammo un lavoro insieme. L’aria fra noi era formale, entrambe desideravamo finire al più presto e allontanarci con altrettanta rapidità. Pochi minuti ancora e saremmo state libere dalla presenza l’una dell’altra. La fretta di terminare portò me a sbagliare, allungando così il tempo della nostra forzata vicinanza. Mi armai di calma e pazienza nel rimediare, non avevo altra alternativa . Una frase sibillina e tagliente, pronunciata da Lei, mandò ogni mio buon proposito all’inferno.
La invitai con decisione a ripetere quanto aveva appena detto, il tono glaciale della mia voce la fece sussultare, provò a chiudere la faccenda con un "niente". Divenni ancora più inflessibile, visto che avevo captato benissimo quanto da Lei detto. Iniziammo così un duello verbale senza pari, nessuna delle due mollava, il botta e risposta non abbandonò nemmeno per un attimo l’argomento della discussione, cosa che mi meravigliò, spesso in simili circostanze si salta di palo in frasca. Lucide, fredde, tederminate, nessuna di noi due mollava la presa. Ne uscimmo entrambe convinte di avere messo l’altra a tacere, senza avvederci che eravamo rimaste nella stessa stanza per più di quattro ore, un record.
Il tempo dei successivi incontri fu breve, un giorno non la rividi più e non mi venne nemmeno l’idea di chiedere dove fosse finita. Non c’era più, non la incontravo e questo mi bastava.
Solo qualche giorno fa qualcuno mi parlò di Lei rievocandomela, chiesi con interesse dove si trovasse , mi fu detto che non c’era più, un brutto male se la era portata via.
Una fitta mi attraversò il cuore, la “dama del palazzo” non l’avrei davvero più rivista. Se ne era andata lasciandomi il suo dipinto impresso nella mente.
Con il passare degli anni , le cose fra Noi non evolsero in nessuna direzione, eppure frequentavamo gli stessi luoghi, costrette a incontrarci, spesso a interloquire, se pur con frasi d’obbligo, scontate. C’erano volte che la evitavo , non amavo la sua vicinanza , e altre in cui ammiravo il suo aristocratico silenzio.
Le donava quell’aria austera da nobildonna educata a una rigida etichetta di palazzo. C’erano volte che in lei coglievo una espressione ricca di avvincente carisma, quando con lo sguardo di lato e le palpebre che fungevano da sipario semi socchiuso, osservava quanto la incuriosiva nei minimi dettagli, senza lasciare trasparire alcuna emozione. Come mi sarebbe piaciuto leggerle nel pensiero, sentivo che in Lei c’era un universo di splendidi argomenti. A volte coglievo come un lampo in quegli occhi color nocciola , fulminei barlumi che subito si spegnevano passando a osservare altro.
Fu la volta che, costrette dalle circostanze, sbrigammo un lavoro insieme. L’aria fra noi era formale, entrambe desideravamo finire al più presto e allontanarci con altrettanta rapidità. Pochi minuti ancora e saremmo state libere dalla presenza l’una dell’altra. La fretta di terminare portò me a sbagliare, allungando così il tempo della nostra forzata vicinanza. Mi armai di calma e pazienza nel rimediare, non avevo altra alternativa . Una frase sibillina e tagliente, pronunciata da Lei, mandò ogni mio buon proposito all’inferno.
La invitai con decisione a ripetere quanto aveva appena detto, il tono glaciale della mia voce la fece sussultare, provò a chiudere la faccenda con un "niente". Divenni ancora più inflessibile, visto che avevo captato benissimo quanto da Lei detto. Iniziammo così un duello verbale senza pari, nessuna delle due mollava, il botta e risposta non abbandonò nemmeno per un attimo l’argomento della discussione, cosa che mi meravigliò, spesso in simili circostanze si salta di palo in frasca. Lucide, fredde, tederminate, nessuna di noi due mollava la presa. Ne uscimmo entrambe convinte di avere messo l’altra a tacere, senza avvederci che eravamo rimaste nella stessa stanza per più di quattro ore, un record.
Il tempo dei successivi incontri fu breve, un giorno non la rividi più e non mi venne nemmeno l’idea di chiedere dove fosse finita. Non c’era più, non la incontravo e questo mi bastava.
Solo qualche giorno fa qualcuno mi parlò di Lei rievocandomela, chiesi con interesse dove si trovasse , mi fu detto che non c’era più, un brutto male se la era portata via.
Una fitta mi attraversò il cuore, la “dama del palazzo” non l’avrei davvero più rivista. Se ne era andata lasciandomi il suo dipinto impresso nella mente.


Sono indecisa tra la storia vera e quella di fantasia.
RispondiEliminaE' comunque avvincente per come sei riuscita, in poche righe, a delineare la personalità di quella signora.
Cristiana
Bel racconto, Francy, l'ho letto tutto d'un fiato e mi sembrava di viverlo. Immaginavo fotogrammi del battibecco fra due donne ostinate e dure ke forse non si comprendevan perchè ognuna era lo specchio dell'altra.
RispondiEliminaLa storia, però, l'hai vissuta veramente e credo che quella "dama" t'abbia lasciato proprio un segno nel ricordo perkè a volte si ama anke ciò ke si odia!
Un bacio Francy.
Elisena
Cristiana,
RispondiEliminanon so quanto la mia fantasia abbia giocato nel descrivere questa donna che in tutti incuoteva rispetto, anche se poi gli stessi la definivano snob, forse lo era. Colta, ricca e bella, proveniva da una famiglia bene di Cosenza, un carattere ferreo. No, non suscitava simpatie, e non mi pento di avere mantenuto le distanze comportandomi di conseguenza, se pur la stimavo molto più di tanti alri. L'apprendere della Sua morte, mi ha toccata.
Grazie, ciao
Elisena,
RispondiEliminahai pienamente ragione. Misterioso quanto un sentimento negativo possa al contempo racchiudere in sè la parte più nobile dell'amore, che si traduce in rispetto e lealtà. Penso che entrambe abbiamo nutrito simili sensazioni nei confronti dell'altra. Non saremmo mai diventate amiche ma di certo siamo state rispettabili "nemiche" :)
Grazie, un bacione Ely
In effetti si capisce perfettamente che, nonostante tutto, tu avevi stima di lei; forse, se tu avessi avuto occasione di avere ancora un contatto con lei, dopo il battibecco, chissà che non avreste potuto allacciare un rapporto di rispetto reciproco..talvolta da un litigio può nascere una grande amicizia; certo è che la sua scomparsa ti ha lasciato un senso di amarezza, ma in fondo siete state sincere, l'una con l'altra e la sincerità, a parer mio, ha in sé sempre molta positività. Hai scritto e descritto in maniera perfetta. Ti saluto con un abbraccio
RispondiEliminaMolto ben raccontata direi.
RispondiEliminaComplimenti.
Paola,
RispondiEliminasi, provavo stima per Lei, nonostante mi suscitava sentimenti contrastanti. Credo che la cosa fosse reciproca, ma due testarde difficilmente riescono a soffocare l'orgoglio, condizione dettata da quella parte di idiozia, in piccola o grande quantità, che ogni essere umano ha nel suo bagaglio genetico.
Ti ringrazio, un abbraccio.
Michele,
RispondiEliminaBen Venuto nel mio blog.
Ti ringrazio per l'apprezzamento.
Ciao, a presto
Quando 2 caratteri forti si incontrano e abbastanza normale una cauta diffidenza. Il cercare di evitarsi è un metodo sempre efficace … Ma se la sorte ci mette lo zampino … e Vi fa trovar vicino eh..eh.., come l’avversario intravede un punto debole …Zaccatè !!! Colpisce duro.
RispondiEliminaLa reazione del colpito è sempre violenta … Cacchio? 4 ore di alterco sono tante!
Ma è tutto nella norma con una contendente del Tuo calibro ,Cara Francesca.
Io personalmente preferirei scontrarmi con un esercito di soldati in assetto da guerra , piuttosto che affrontare Te! Ma questo è un altro discorso.
Bello il racconto, antipatiche le protagoniste … hahahahahha!
Dai scherzo, mi dispiace che sia morta, in fondo ho capito che un po’ la stimavi. Forse con una battuta scherzosa detta al momento giusto, la Vostra antipatia poteva trasformarsi in amicizia. Chissà?
Ciaoooooooooooo !
Adamus,
RispondiEliminaprendo atto di quanto hai appena affermato, qualora dovesse sorgere un diverbio fra Noi... Ti metterò nelle mani dei marines.. "soldati!!! è tutto vostro!"... e che poi non Ti venga in mente di dire che non sono una avversaria magnanima...ahahahahahah
Si, forse l'ironia ci avrebbe dato occasione di conoscere quell'aspetto che ognuna di noi, in sordina, ammirava nell'altra. Anche a me dispiace molto, non saprò più se dall'antipatia saremmo mai passate a qualcosa di più amichevole... peccato!
Ciaoooooooooooooooooooo!
I tuoi racconti, Francy, non sono mai scontati o banali e trascendono la contingenza dell'accaduto.
RispondiEliminaPoco importa che la storia sia o no vera: le due figure di donna ed il rapporto di attrazione/antagonismo che le anima, hanno il tratto deciso delle personalità forti nelle quali sentimenti e pulsioni a volte contraddittorie prendono vita.
L'ambivalenza dei sentimenti è qualcosa che tutti comprendiamo e sperimentiamo e quindi ci immedesimiamo...
Un abbraccio Nina
P.S. AIUTO: MA PERCHé NON RIESCO PIU' A LASCIARE COMMENTI COME PRIMA?????
Nina,
RispondiEliminamolto bello il Tuo commento, incuote clemenza ai miei scrupoli. Ti ringrazio. A volte mi assale il timore che in me ci sia qualcosa di sbagliato che mi porta ad avere comportamenti che non vorrei.
Grazie.
Ti aiuto subito :DDD
Clicca su "esci", registraTi di nuovo e prima di cliccare su "accedi", togli la spunta sulla casella "resta connesso", accedi... et voila... tutto torna come prima :DDD
Un abbraccio
ciao Francy questo tuo racconto (o ricordo autobiografico) altamente poetico e suggestivo, mi ha fatta vibrare sul serio...
RispondiEliminaa volte sono proprio questi ricordi a restare indelebili nella mente e a farci porre domante del tipo "che ne è stato di ..."
è triste il finale... anche se ci si scontra con qualcuno che poi ci diventa quasi invisibile intoron, perché decisiamo che sia così... è triste che abbia quel tipo di fine... vorremmo che queste cose non accadessero mai...,
ti abbraccio
p.s. stupendo questo raccontooooooooo
Ciao Pupottina,
RispondiEliminaè proprio come dici. Sono anch'io del parere che quando una persona suscita in noi emozioni forti, se pur a volte contrastanti, entra inesorabilmente nella sfera dei nostri ricordi.
Avrei voluto scrivere un finale meno amaro, magari sapendo che Lei era diventanta più "antipatica" che mai, ma viva.
Grazie, un abbraccio :)
grazie Francy
RispondiEliminaero veramente in panne, mi sento di nuovo "una di voi"
un abbraccio Nina
ehheheheeh...Nina, tranquilla anche con la dicitura anonima Ti avremmo ritenuta sempre una di Noi, non l'avremmo data vinta a una spunta :DDD
RispondiEliminaUn abbraccio