Coraggio e Determinazione


Affrontò il giorno già di pessimo umore, La pioggia lo rendeva scontroso. Quasi per tutta la notte lo aveva tenuto sveglio picchiettando sulla ringhiera del balcone, doveva andare a lavorare comunque. Seguiva un caso di stupro, tre delinquenti avevano violentato una ragazzina. Mancava poco per incastrarli, e non si sarebbe certo lasciato fermare dal suo pessimo umore, o da tutta l’acqua che cadeva giù, ormai da una settimana.
Rivedeva gli occhi spenti di una fanciulla che si affacciava alla vita senza più illusioni, ricordava quando gli toccò interrogarla sull’accaduto. Erano passati tre mesi da allora, eppure ogni qualvolta gli tornava in mente avvertiva sempre lo stesso imbarazzante disagio.
Durante i tanti anni di onorato servizio nell'arma dei carabinieri, ne aveva viste di tutti i colori, dalle ruberie, alle ordinarie violenze e incidenti, si fa per dire, ai più efferati omicidi. Per quanto si dica che a tutto ciò si fa l’abitudine a lui non era successo. La vista di una persona ferita o morta per causa altrui gli procurava sempre un vuoto allo stomaco, ogni volta era come la prima volta, il malessere fisico diventava tutt’uno con quello emotivo, e ne usciva sempre più rabbioso e determinato.
Assicurare il colpevole alla giustizia diventava il suo unico scopo. Giustizia! Ora questo vocabolo gli appariva privo di significato, vuoto. Gli occhi di quella ragazza prima della violenza avevano senz’altro sprigionato quei bagliori di luce tipici di chi, ancora in giovane età, pensa alla vita come alla più bella delle magie.
Si erano spenti, persi nel vuoto, come avesse compiuto di colpo novanta anni. Non riusciva a toglierseli dalla mente, insieme al senso di disagio che gli provcavano. Un misto di rabbia, dolore, e timida riservatezza lo aveva pervaso davanti a quello sguardo, dandogli la sensazione che ogni domanda, necessaria per le indagini, fosse per lei un’ennesima violenza, e forse lo era. Doveva incastrarli quei bastardi. L'amore per il suo lavoro era rimasto immutato nel tempo, proteggere i più deboli, assicurare i delinquenti alla legge. Quella legge che aveva servito con onestà e correttezza, e in cui aveva sempre creduto. Ma i tempi erano cambiati, e il suo essere comandante di una stazione di carabinieri, in un paese di quasi venti mila abitanti, era ormai solo una formalità. Giusto per dare alla gente l’idea che le cose non fossero realmente cambiate, e che la funzione delle forze dell’ordine era rimasta immutata.
Non era così, lui lo sapeva bene, era diventato quasi impossibile condurre indagini davanti alla miriade di riforme che sembravano offrire più tutela al delinquente che alla vittima, quei bastardi non avrebbero scontato neanche un giorno di carcere. Ormai gli restava solo la rabbia sorda e l’orgoglio, che non affievolivano la sua determinazione di seguire il caso con immutata scrupolosità. Almeno la gente li avrebbe riconosciuti e marchiati come delinquenti, o forse moralmente assolti perché “colpa di lei che li aveva provocati”.
Scacciò con forza questo suo ultimo pensiero e aprì deciso la porta del suo ufficio.

25 commenti:

  1. wow! che atmosfera noir!
    mi è pieciuto soprattutto la parte delle riforme che sostengono più i delinquenti ...
    una realtà che non è solo invenzione...
    ahimè!
    questo personaggio tormentato mi ha appassionata alla sua vicenda!
    buon mercoledì ^_____^

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  2. Ciao Francy,una storia molto intensa,che fa venire anche molta rabbia leggendo quasi tutti i giorni casi del genere,pene durissime ci vogliono,e lo stato è assente,per le vittime e per che commente questi reati.
    Buona giornata.
    Un bacio.

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  3. E' un post bellissimo x il quale mi sento di ringraziarti x un motivo particolare ke mi riguarda personalmente (non intendo di aver subito quel genere di violenza) ma ke fa parte del mio lavoro. L'abitudine, di fronte a vittime innocenti di qualsiasi età, non riesci mai a fartene una ragione. Nelle Forze dell'Ordine, come in genere in qualsiasi altro ambito lavorativo, esistono persone che non meritano d'indossare una divisa ma ce ne sono alte,moltissime, che a volte sono Angeli. Si fanno in quattro x assicurare i rei alla Giustizia (ma quale?) e spesso a costoro il grazie non viene mai detto. Basta solo un errore, anche piccolissimo, per far diventare quest'angeli dei demoni e farne di tutta un'erba un fascio. Non starò a generalizzare adesso...non è il caso. Ma tu hai descritto una realtà vera, portata avanti ogni giorno da persone serie che spesso trascurano per motivi di lavoro e tempo anche le loro famiglie e sono mal pagati perchè lo straordinario, ormai, è diventato l'obbligo d'un lavoro ordinario!
    Grazie, Francy...a nome di tutti i miei colleghi onesti e soprattutto UMANi in questo particolarissimo lavoro!
    Un bacio
    Buona giornata
    Sei grande
    Elisena

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  4. Achab,
    le pene durissime ci sono, ma per i ladri di polli. Inverosimile lo stato di abbandono da parte delle istituzione in questa ormai misera Italia, che saltella attorno a un essere che non so più come definire.
    Grazie, un bacio :)

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  5. Pupottina,
    questo personaggio è un Uomo che appartiene alla odierna categoria "sommersa", quella che continua, nonostante tutto a fare correttamente il proprio dovere. Conoscendolo non si può che provare stima e ammirazione per Lui.
    Buon Pomeriggio, carissima ^____^

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  6. Elisena,
    davanti a un agente delle Forze dell'Ordine dovremmo scappellarci tutti. Come ben dici è vero che qualcuno commette dei gravi errori per eccessivo zelo, ma è anche vero che ognuno di Loro è pronto a dare la vita per salvare la Nostra. In questo caso specifico, l'Uomo in questione è l'immagine reale di tanti che come Lui continuano a fare il proprio dovere, nonostante denigrati a causa dei pochi, e ostacolati dalle continue leggi vergogna che impediscono alla legge di fare il proprio corso.

    PS: lavori nelle Forze dell'Ordine? Sei una bella polizziotta ? :))
    Un bacione e grazie a Te

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  7. Molto interessante il tuo racconto, accorato e vibrante di sentimenti di partecipazione alla ‘somma ingiuria’ che bestie ( non uomini ) hanno inflitto alla giovane donna, nei cui occhi si è spenta una luce. Esistono ancora investigatori, specie dell’Arma dei Carabinieri, che fremono di sdegno e non vedono l’ora di mettere le mani addosso alle bestie per assicurarle giustizia e alle patrie galere.
    A un certo punto tu parli al plurale (“quei bastardi”) e stigmatizzi la certezza che quei bastardi non faranno nemmeno un giorno di galera. Se ti può consolare allo stato della disciplina normativa così non è. Da 15 anni nel codice penale è stato introdotto dall’art. 9 della legge 15 febbraio 1996 n. 66 il reato di violenza di gruppo (art. 609 octies), che sanziona questo reato con la reclusione da 6 a 12 anni, pena edittale, salvo circostanze aggravanti. Il meccanismo della prescrizione del reato non è poi così blando.
    La disciplina della prescrizione è contenuta nell'art. 157 cp così come riscritto dalla L. n. 251 del 5 dicembre 2005 (c.d. legge ex Cirielli) che è intervenuta, in materia, sotto molteplici profili.
    In primo luogo, essa ha reso la disciplina della prescrizione più aderente al disvalore penale delle singole fattispecie, nel senso che, per ciascuna di esse, è, oggi, previsto uno specifico termine di prescrizione che coincide, in linea di massima, con il massimo della cornice edittale.
    La previgente disciplina della prescrizione del reato, invece, prevedeva fasce prescrizionali distinte in relazione a fasce di pena applicabili (ad esempio, sussisteva un termine di prescrizione base unico in relazione a tutti i reati per i quali dovesse essere applicata una pena da 5 a 10 anni).
    Con la Legge ex Cirielli, il termine di prescrizione del reato base è, come detto, quello stabilito, nel massimo, dalla cornice edittale relativa alla fattispecie penale. Inoltre, la nuova disciplina della prescrizione del reato di cui all'art. 157 c.p. prevede che le circostanze aggravanti ed attenuanti comuni non incidano sul termine di prescrizione (in precedenza, invece, in caso di aggravanti si doveva aver riguardo all'aumento massimo di pena per esse previsto e, in caso di attenuanti, alla diminuzione minima di pena).
    Una parziale deroga all'irrilevanza delle circostanze ai fini dell'individuazione del termine di prescrizione del reato, si ha con riferimento alle aggravanti autonome o ad effetto speciale. In tali casi, ai fini dell'individuazione del termine di prescrizione del reato, si ha riguardo all'incremento massimo di pena per esse previsto.
    La nuova disciplina della prescrizione ha privato di rilievo, ai fini dell'individuazione del termine di prescrizione del reato, l'operazione di bilanciamento di cui all'art. 69 c.p. da parte del giudice in caso di concorso eterogeneo di circostanze. (SEGUE)

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  8. Vi sono poi le interruzioni della prescrizione, quali la sentenza di condanna di primo grado, il cui effetto è di prolungare i termini di prescrizione fino a un quarto della pena edittale nel suo massimo.
    Insomma, se non vene prosciolto il carcere non lo scansano, anche ad accedere ai riti alternativi (patteggiamento, rito abbreviato, giudizio immediato, giudizio direttissimo).
    Il patteggiamento. Imputato e pubblico ministero possono chiedere al giudice l’applicazione di sanzione sostitutiva. Se si tratta di pena detentiva, il patteggiamento può essere chiesto quando la stessa, diminuita di un terzo, non supera i cinque anni. Non è il nostro caso.
    Rito abbreviato. È un rito speciale caratterizzato dal fatto che con esso si evita il dibattimento e la decisione viene presa nell'udienza preliminare. La decisione viene presa allo stato degli atti. Alla pena detentiva viene applicata la riduzione di un terzo. Anche qui non ci siamo.
    Giudizio direttissimo. È un rito speciale caratterizzato dalla mancanza dell'udienza preliminare e della fase predibattimentale. Può essere chiesto solo dal P.M. e in tre casi specifici: 1) arresto in flagranza di reato; 2) entro 30 giorni dalla convalida dell’arresto; 3) confessione dell’imputato.
    Questi maiali non potranno accedere a nessun rito speciale. La pena edittale è di 12 anni nel massimo. Non viene influenzata dal bilanciamento della attenuanti e delle aggravanti, mentre le sole aggravanti sono applicate in aumento. Dopo la condanna di primo grado, che interrompe la prescrizione, la stessa inizia a decorrere da quel giorno aumentata fino a un quarto. (FINE)

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  9. Luigi,
    Tu dici :"Esistono ancora investigatori, specie dell’Arma dei Carabinieri, che fremono di sdegno e non vedono l’ora di mettere le mani addosso alle bestie per assicurarle giustizia e alle patrie galere".

    Come hai potuto rilevare, il mio scritto è incentrato su quest'uomo, che oltre a possedere una grande umanità, freme di sdegno e vuole per i "tre bastardi", quanto la legge dice.
    Ora veniamo al caso, sul quale non ho voluto e non voglio dire di più.
    Supponiamo che i tre provengono da famiglie così dette "per bene", da quel ceto sociale che può permettersi il sole e la luna a proprio piacimento, ivi compreso i migliori avvocati sulla piazza.
    Supponiamo, sempre, che la giovane vittima invece è di umili origini, e che dopo l'accaduto non ne fa parola con nessuno. Si chiude in se stessa e dopo tempo tenta il suicidio. Evento che fa intervenire gli assistenti sociali, che riescono ad arrivare alla fonte del suo male.
    Sempre supponiamo, che non essendoci prove, ma solo la versione della ragazza, che fra l'altro non può permettersi nemmeno un avvocato decente, e una madre che la chiama pazza e bugiarda, che dici? Potrebbe farcela a ottenere giustizia, o in questo caso qualcuno deve darsi da fare per trovare almeno uno stralcio di prova che avvalori quanto denunciato dalla vittima? Magari che so... smontando le versioni dei testimoni che affermano che i tre erano da tutt'altra parte a quell'ora del giorno in cui è avvenuto il fatto. Sai c'è chi per trenta denari tradì un Uomo fra gli uomini. Tenendo conto che oggi il tradimento è risarcito meglio.
    Io penso che ogni caso segue l'ottica sotto la quale è impostato, e la semplice legge, se pur egregia, non sempre può essere applicata come nella forma scritta. Fra la miriade degli odierni cavilli legali che intralciano l'operato degli investigatori, non è facile arrivare subito alla condanna, ammesso che avvenga con questi presupposti. Poi non so, sono ignorante in materia, mi attengo a quanto so e nulla più.

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  10. "Rebus sic stantibus", 'mission impossible'!
    Spiacente, ci si dovrà accontentare, per chi ci crede, nel castigo divino che a suo tempo li destinerà all'Inferno.
    In ogni caso, un bel post il tuo.

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  11. Luigi,
    da qui la rabbia e la tenacia del Comandante, che crede alla ragazza.
    Grazie :)

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  12. E' realmente demoralizzante perseguire la giustizia,sia per le vittime che per chi cerca di sbrogliare le matasse.
    Un bel post, originale, che assembla fantasia e realtà.
    Buona notta
    Cristiana

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  13. La "colpa di lei che li aveva provocati" questa è la frase che molte, troppe volte fa saltare l'accusa. Una frase miserabile alla quale non si deve dare ascolto. Le "bestie" devono scontare la giusta condanna e la conseguente pena.

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  14. Cristiana,
    l'Italia è ormai l'Eldorado dei delinquenti, le persone corrette sono vittime in ogni campo di un degrado civile senza eguali.
    Grazie, Buon Pomeriggio :)

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  15. Aldo,
    quella frase racchiude tutto il discorso che rende la Giustizia debole davanti a chi dovrebbe tutelare.
    Vanno condannati si, ma la legge vuole che i delinquenti abbiano un "giusto processo".

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  16. Romantico ed estemporaneo questo Tuo personaggio delle forze dell’ordine. Nonostante tanti anni di servizio e routine quotidiana tra delinquenti e vittime di ogni tipo ha conservato la sua integrità morale.
    La sensibilità in certi lavori è sicuramente un punto debole , ma credo rappresenti un punto di forza per la Società.
    Queste sono Persone speciali e c’è ne sono molte ovunque , ma rimangono isolate dal sistema indifferente e contorto.

    Ti auguro un buon fine settimana. Ciaooooooooo !

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  17. cara Francesca,
    i temi che affronti sono interessanti e purtroppo molto attuali.E'coinvolgente il travaglio interiore di un uomo, un professionista della giustizia, che si interroga sui disvalori della società ma continua a rispondere a sé stesso, al proprio senso etico, alla propria umanità.
    Hai reso moto bene l'atmosfera e anche la foto è bella.
    Molto ben scritto!
    Ossequi
    Nina

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  18. Adamus,
    hai ragione, fortunatamente di uomini così ce ne sono tanti. I pochi miserabili sono chiassosi e fastidiosi, per questo sembrano di più. Considerando che hanno occupato la stragrande maggioranza dei ruoli istituzionali fa credere il contrario.

    Buon Fine Settimana anche a Te :)
    Ciaooooooooooooooooo!

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  19. Nina,
    mi sono stancata di parlare dei soliti "noti". E' tempo di dare spazio a personaltà degne di rispetto, se pur non conosciuti dalla popolazione. Penso che ognuno di Noi ne incontri qualcuno, ed è a questi che dovremmo rivolgere il Nostro pensiero. Rendere pubblico che sbagliamo Noi a non saperli riconoscere, e che le istituzioni non sono tutte infestate dalle locuste fameliche.

    Grazie di cuore, un abbraccio :)

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  20. Rcconto molto attuale della nostra società.Purtroppo molti gravi reati rimangono impuniti e non bisogna dimenticarsi dei vari condoni.Saluti a presto

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  21. M spiace, ma sarà bene non fare tanta retorica (che mi dà sempre molto fastidio, come anche la confidenza quando diventa forzatura), ricordando che uno è uno, non centomila.

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  22. Cavaliere,
    già, i vari condoni, che naturalmente favoriscono sempre i soliti.
    Gracie, cari saluti a Te

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  23. Luigi,
    questa volta non ho capito. A parte la retorica, che in questi casi può essere o non essere tale, dipende dai punti di vista. Ma ciò che mi sfugge è : chi ha dato troppa confidenza forzata a chi?

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  24. La retorica ha almeno due significati.
    Primo significato: l'arte del parlare e dello scrivere in modo appropriato.
    Secondo significato: modo di parlare e di scrivere che ricerca solo effetti formali.
    Lo scopo della retorica è la persuasione, intesa come approvazione della tesi dell’oratore da parte di uno specifico uditorio. Da un lato, la persuasione consiste in un fenomeno emotivo di assenso psicologico; per altro verso ha una base epistemologica: lo studio dei fondamenti della persuasione è studio degli elementi che, connettendo diverse proposizioni tra loro, portano ad una conclusione condivisa, quindi dei modi di disvelamento della verità nello specifico campo del discorso.
    La retorica è l’arte di persuadere mediante i discorsi.
    La mia impressione è che non è facile cogliere il significato profondo di una emozione, perché una lettura incongrua induce a pensare che l’intero post sia solo retorica, mentre invece lo è nel significato positivo.
    Un post come il tuo richiede una riflessione profonda, che non lo banalizzi.
    Quanto alla confidenza intesa come indulgenza, suonava e suona alle corde della mia sensibilità come una forzatura, che cozza con il rigore stilistico della tua riflessione. Non chi ha dato confidenza a chi, ma come questa confidenza vene accordata.
    Ma io sono un ‘bastian contrario’ e tu lo sai.
    L’ultima mia affermazione criptica (uno è uno e non centomila) dal sapore vagamente pirandelliano vuole solo dire che tu hai descritto solo un personaggio, reale. Non è legittimo pensare che ce ne siano tantissimi in giro, anche se è legittimo sperare che ve ne siano.

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  25. Luigi,
    ah, ecco! Ora mi è chiaro. A volte dimentico che anche Tu, come me, sei criptico... Considera che è sera e sono molto stanca, giornata pesante oggi, quindi sulla parte finale del Tuo commento non avevo riflettuto... mi appariva incompleto, rileggendolo mi accorgo che non lo è. Scusami. E' vero, vi è indulgenza per svariati motivi. L'allusione a Pirandello era chiara, ma speriamo che tantissimi lo siano

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