“La mia libertà finisce là dove inizia quella dell’altro”, sembra uno slogan , il saluto da elargire per chi sa d’avere la padronanza del concetto, a volte risulta persino nauseante, e alla domanda “dove finisce la Tua libertà?”, arrivano le risposte più strampalate. Per molti, tanti, tantissimi, la libertà è un immenso spazio infinito che copre inesorabilmente quello degli altri, come migliaia di mani sovrapposte in quel gioco che diverte tanto i bambini.
Uno spazio immenso che restringe inesorabilmente quello del prossimo rendendo il proprio esiguo senza avvedersene... però è la libertà.
“Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a Te”, altra frase tanto cara ed elargita a iosa, alla domanda " e cosa vorresti non Ti venisse fatto?”, in questo caso si ha più padronanza nel rispondere “ non essere picchiato, ucciso”. Banale, scontato, la probalile violenza non dovrebbe rientrare come risposta alla domanda, siamo esseri “intelligenti”, a priori dovremmo avere come certezza che ciò è parte del nostro essere tali .
Non è mai capitato di sentire risposte come: ”non sentirmi dare dell’idiota per questo non lo dirò mai a nessuno, non sentire improperi contro mia madre per questo non offenderò mai la madre di nessuno, non vedermi portare via le cose a me care per questo rispetterò le cose altrui, vedermi negare un saluto o un sorriso, per questo saluterò e sorriderò sempre a chiunque”.. troppo irrisorio forse, senz'altro faticoso.
"La felicità non esiste”, si trova e si sente ovunque, basta un intoppo, il più irrilevante, che nega un desiderio e la felicità diventa carta straccia, perché la vita dovrebbe essere un continuo suono di campane a festa, e non ci si sofferma neanche per un attimo a pensare che a lungo andare potrebbe insorgere un bel mal di testa, in ogni caso “addio felicità”.
Senza nulla dire sull’onestà, lo sanno tutti che “l’onestà non paga”, sotto sotto appare chiarissimo che il desiderio di non essere onesto è più forte del volerlo essere, come in un tacito accordo ognuno ha piacere di avere amici rispettabili ma ancora più piacevole sarebbe essere il peggiore della compagnia.
Tutte parole con l’accento, come fossero mattoni che affollando la mente hanno demolito la parte cerebrale della pragmatica.
La correttezza, ecco un vocabolo non accentato, fa quasi rima con speranza, ma senza la messa in opera delle altre non ha proprio motivo d’esistere.
Tutta colpa dell’accento!!!!
Uno spazio immenso che restringe inesorabilmente quello del prossimo rendendo il proprio esiguo senza avvedersene... però è la libertà.
“Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a Te”, altra frase tanto cara ed elargita a iosa, alla domanda " e cosa vorresti non Ti venisse fatto?”, in questo caso si ha più padronanza nel rispondere “ non essere picchiato, ucciso”. Banale, scontato, la probalile violenza non dovrebbe rientrare come risposta alla domanda, siamo esseri “intelligenti”, a priori dovremmo avere come certezza che ciò è parte del nostro essere tali .
Non è mai capitato di sentire risposte come: ”non sentirmi dare dell’idiota per questo non lo dirò mai a nessuno, non sentire improperi contro mia madre per questo non offenderò mai la madre di nessuno, non vedermi portare via le cose a me care per questo rispetterò le cose altrui, vedermi negare un saluto o un sorriso, per questo saluterò e sorriderò sempre a chiunque”.. troppo irrisorio forse, senz'altro faticoso.
"La felicità non esiste”, si trova e si sente ovunque, basta un intoppo, il più irrilevante, che nega un desiderio e la felicità diventa carta straccia, perché la vita dovrebbe essere un continuo suono di campane a festa, e non ci si sofferma neanche per un attimo a pensare che a lungo andare potrebbe insorgere un bel mal di testa, in ogni caso “addio felicità”.
Senza nulla dire sull’onestà, lo sanno tutti che “l’onestà non paga”, sotto sotto appare chiarissimo che il desiderio di non essere onesto è più forte del volerlo essere, come in un tacito accordo ognuno ha piacere di avere amici rispettabili ma ancora più piacevole sarebbe essere il peggiore della compagnia.
Tutte parole con l’accento, come fossero mattoni che affollando la mente hanno demolito la parte cerebrale della pragmatica.
La correttezza, ecco un vocabolo non accentato, fa quasi rima con speranza, ma senza la messa in opera delle altre non ha proprio motivo d’esistere.
Tutta colpa dell’accento!!!!

Non sarò mai libero se non sono libero di me stesso.
RispondiEliminaCondivido tutto, con te, Abbiamo imparato a saper accettare onori ed oneri. Qiesta è la vita.
Maurizio
Maurizio,
RispondiEliminaè proprio come dici Tu, abbiamo imparato a sapere accettare le gioie come le avversità con la maturità che rende la vita degna d'essere vissuta pienamente in ogni circostanza.
Grazie per il Tuo pensiero
A volte le parole sono come in un "giro" vorticoso, fanno un lungo cammino per poi ritornare al punto di partenza.. ed in questo andirivieni diventano i "soliti luoghi comuni"
RispondiEliminaLibertà,onestà, felicità ...sono solo facciate , talvolta, dell'animo umano ...
Come dici tu .. è la correttezza che le rende, in noi, degne del loro più alto significato.
Un bacio!
Miryam,
RispondiEliminavero, la correttezza.. è questa la regola d'applicare e come per magia le altre si sveglierebbero tutte insieme, ma in Italia gli esemmpi che arrivano sono sempre stati e, ahimè, sempre saranno deleteri per l'intera società.. specialmente dalla parte che dovrebbe curare lo spirito della gente, chi sa se ne usciremo fuori, la voglia di farlo c'è ed è già un bell'inizio.
Un bacio