Ho cercato inutilmente l’equivalente di leader nella lingua italiana, non esiste. Da quanto ho letto sull’argomento, mi è parso di cogliere come una paura collettiva verso l’autentico significato di questo vocabolo anglosassone tanto da non averne un corrispettivo nella nostra lingua, non che non se ne conosca a pieno la differenza, fra un leader e un capo, è rilevante il timore che gli italiani hanno verso questa figura, dal più illustre degli scrittori al più semplice dei cittadini. Benito Mussolini forgiò per lui la parola “duce” dal latino dux equivalente a condottiero, ma nemmeno questa definizione può essere paragonabile al leader, molti condottieri sono stati degli emeriti imbecilli, la storia ce ne dà atto.
Oggi, nell’incapacità di avere al comando persone degne si sono ampiamente sfoderati due vocaboli nella lingua originale facendone un uso esagerato : leader e leadership.
Nell’industria italiana, priva di una simile figura, non ci sarà mai un Aristotele Onassis, tanto per citarne uno, e non sarà mai competitiva e altamente produttiva, la maggior parte dei capi sono privi di etica e morale, peccano di lungimiranza e coraggio di sbagliare, ciò non li porterà mai a concorrere con leaders-industriali fuori dai patri confini.Inoltrandoci nella politica lo scenario è pietoso, ma i due vocaboli vengono ampiamente usati come dardi di fuoco, leader, leadership.
Chi? Dove? Quando? Semplicemente “capetti “, “boss”, arrivisti e privi d’ogni capacità d’essere ai posti di comando, che non lasciano spazio all’affermazione di figure capaci di gestire e rispondere all’accelerazione dei mutamenti sociali. Si è ben disegnata nella società come figura del leader nella persona che detine il potere cancellando il significato di “autorità”. In inglese si utilizza un sostantivo diverso per definirla, con il vocabolo “headship” =“essere a capo di”, “svolgere il ruolo di preposto”
Il leader dunque chi è? E’colui che guida con il proprio esempio piuttosto che imporre con il potere conferitogli da una carica.
Nella cultura orientale è: “il non avere meriti è il grande merito” come è orientale il detto “fare salire in alto e poi togliere la scala”, il grande leader è quello che esclude i colpi clamorosi, è quello che vive nell’ombra e non sotto i riflettori. Culture e concezioni diverse, non a caso siamo tempestati di figure del passato proclamati “grandi uomini” ma che di grande avevano solo un titolo istituzionale, a nessuno è mai venuto in mente di togliere la scala a questi fantomatici “leaders ". Leggevo sull’essere leader :
coscienza di sè: essere pienamente coscienti delle proprie capacità, della propria intelligenza e dei propri limiti.Solo chi è leader di se stesso può essere leader anche di un gruppo;
credibilità: ovvero fiducia da parte dei propri sostenitori.La coerenza e l’onestà sono alla base di questo aspetto, così come la mancanza di paura di sbagliare;
empatia:
capacità di ascoltare e comprendere , dal latino “prendere dentro di sé”, gli altri;
comunicazione:
intesa non tanto come abilità dialettica, quanto piuttosto capacità di farsi capire e di dare esempio;
visione:
l vero leader ha sempre una visione, guarda lontano, sa quali saranno gli obiettivi da raggiungere e ha la capacità di trasmettere la sua visione ai propri compagni .
"Esistono quattro categorie di persone:
quelle che fanno in modo che le cose accadano,
quelle cui le cose accadono, quelle che guardano le cose accadere e
quelle che non si accorgono che le cose accadono”.
(Louis Gerstner )
Oggi, nell’incapacità di avere al comando persone degne si sono ampiamente sfoderati due vocaboli nella lingua originale facendone un uso esagerato : leader e leadership.
Nell’industria italiana, priva di una simile figura, non ci sarà mai un Aristotele Onassis, tanto per citarne uno, e non sarà mai competitiva e altamente produttiva, la maggior parte dei capi sono privi di etica e morale, peccano di lungimiranza e coraggio di sbagliare, ciò non li porterà mai a concorrere con leaders-industriali fuori dai patri confini.Inoltrandoci nella politica lo scenario è pietoso, ma i due vocaboli vengono ampiamente usati come dardi di fuoco, leader, leadership.
Chi? Dove? Quando? Semplicemente “capetti “, “boss”, arrivisti e privi d’ogni capacità d’essere ai posti di comando, che non lasciano spazio all’affermazione di figure capaci di gestire e rispondere all’accelerazione dei mutamenti sociali. Si è ben disegnata nella società come figura del leader nella persona che detine il potere cancellando il significato di “autorità”. In inglese si utilizza un sostantivo diverso per definirla, con il vocabolo “headship” =“essere a capo di”, “svolgere il ruolo di preposto”
Il leader dunque chi è? E’colui che guida con il proprio esempio piuttosto che imporre con il potere conferitogli da una carica.
Nella cultura orientale è: “il non avere meriti è il grande merito” come è orientale il detto “fare salire in alto e poi togliere la scala”, il grande leader è quello che esclude i colpi clamorosi, è quello che vive nell’ombra e non sotto i riflettori. Culture e concezioni diverse, non a caso siamo tempestati di figure del passato proclamati “grandi uomini” ma che di grande avevano solo un titolo istituzionale, a nessuno è mai venuto in mente di togliere la scala a questi fantomatici “leaders ". Leggevo sull’essere leader :
coscienza di sè: essere pienamente coscienti delle proprie capacità, della propria intelligenza e dei propri limiti.Solo chi è leader di se stesso può essere leader anche di un gruppo;
credibilità: ovvero fiducia da parte dei propri sostenitori.La coerenza e l’onestà sono alla base di questo aspetto, così come la mancanza di paura di sbagliare;
empatia:
capacità di ascoltare e comprendere , dal latino “prendere dentro di sé”, gli altri;
comunicazione:
intesa non tanto come abilità dialettica, quanto piuttosto capacità di farsi capire e di dare esempio;
visione:
l vero leader ha sempre una visione, guarda lontano, sa quali saranno gli obiettivi da raggiungere e ha la capacità di trasmettere la sua visione ai propri compagni .
"Esistono quattro categorie di persone:
quelle che fanno in modo che le cose accadano,
quelle cui le cose accadono, quelle che guardano le cose accadere e
quelle che non si accorgono che le cose accadono”.
(Louis Gerstner )
Leader si nasce o si diventa???


Le definizioni che vorrei usare per tali capetti e boss sono talmente volgari che preferisco non farlo soltanto per rispetto verso te, il tuo blo, il tuo post.
RispondiEliminaMi permetto però, e ti chiedo scusa in anticipo, di alterare leggermente la tua frase finale.
Leader "si nasce"? non credo, "si diventa"? è probabile, "si muore"? è sperabile.
Non esistono i leader di una volta....
RispondiEliminaQuesta frase che sentiamo tutti i giorni magari a volte detta a sproposito contiene una verità innegabile però: no, non esistono.
Io penso che bisogna chiedersi il perchè.
Non penso sia questione di uomini, mi rifiuto di credere che non esistano uomini e donne all'altezza del comando o della guida, penso piuttosto alle regole del gioco, al modo con cui un potenziale leader possa farsi strada.
La politica di oggi, quella dei partiti, non vuole persone al di sopra delle parti, che sappiano tenere il timone e all'occorrenza cambiare rotta. La politca oggi è fatta di piccoli orticelli, di piccole dicerie, nessuna analisi, nessuna tesi a cui rifarsi. Il governo del paese si fa ognuno per proprio conto. Berlusconi non è un leader, anzi, è l'alti-leader, è un capo, un semidittatore proprio perchè, come dici tu,pecca di lungimiranza, non ha senso etico, non è un esempio ( lo è in negativo per molti). Sono le regole di oggi. Se ci fosse un leader gli altri non avrebbero piccole zone di potere.
Purtroppo tutto questo è scambiato per democrazia, a dimostrazione che siamo un popolo ancora culturalmente arrerato.
Per rispondere alla tua domanda dico che tutte e due. Si nasce perchè indubbiamente ci vogliono delle doti naturali e si diventa perchè sono le condizioni culturali a creare queste figure. Condizioni culturali, esigenze politiche, forza di un popolo.
Lorenzo
Monticiano,
RispondiEliminaaccolgo il Tuo rispetto con rispetto, anche se intuisco ciò che hai trattenuto :DD
Hai ragione, la Nostra cultura fa si che un leader non nasce, ci diventa a secondo dell'esigenza di pochi e difficilissimo che muore.. è longevo!!
Grazie per il Tuo simpatico commento :)
Lorenzo,
RispondiEliminasi, i leaders ci sono ma nel Nostro Paese per lo più vengono ammazzati o messi in un angolo, denigrati e derisi. Mi viene spesso da dire: "poveri Paesi dove la voce grossa la fa la religione", anche il sistema politico e industriale è conforme al paradiso che descrivono, il caos, dove ogni peccatore se riconosce Dio può continuare a peccare senza scrupoli di coscienza.
La nostra cultura non ci permetterà mai d'avere un leader nel pieno significato del senso, troppo terreno, troppo coerente e corretto, davanti a un uomo così quale dio non andrebbe in ombra??
Io confido nei giovani, ma aprirsi un varco fra questi detentori del potere sarà dura, dura davvero!
Grazie per il commento Amigo :)
Hai ragione, non c'è un sostantivo con cui tradurre la parola anglosassone 'leader', ma se vi aggiungi un aggettivo allora si può tradurre in 'capo politico', per quanto anche solo il sostantivo capo può andar bene. Purtroppo leader rende meglio il concetto.
RispondiEliminaSostanzialmente concordo con tutti voi, i leader ci sarebbero ma vengono oscurati dal potere politico-mafioso.
RispondiEliminaSe andiamo a vedere falcone e borsellino erano due leader, o perlomeno ne avevano la stoffa e sappiamo bene che fine hanno fatto.
Il guaio sta anche nel fatto che andando avanti di questo passo la gente rivorrà un dittatore.
Luigi,
RispondiEliminaesatto, purtroppo i leader incuotono timore in Italia perchè sono persone isolate dai potenti, persone che rischiano la vita, anche se devo dire che forse un barlume di coscienza pubblica si stia lentamente sollevando e sempre più gente si stringe intorno ai magistrati e giornalisti combattenti. Speriamo bene.
Doriana,
RispondiEliminadici bene, ma ho come la sensazione che piano piano il pensiero di magistrati, giornalisti e letterati contro questi politici si stia diffondendo. Il popolo di internet ha una grande arma e non se ne sta certo appiccicato al monitor senza divulgare ciò che sa già nell'ambito familiare.. Ho sempre più la convinzione che il leader italiano sarà proprio il popolo viola.
Dobbiamo tutto ciò a Falcone e Borsellino, che come dici Tu avevano la stoffa dei leaders, furono infatti i primi magistrati a scendere il gradino che li divideva dalla gente e a parlare con questa.. Hanno lasciato un varco aperto a tutti quei colleghi e giornalisti che finalmente si sono rivolti e continuano a rivolgersi alla gente. Speriamo bene!
secondo me si nasce leader... lo si nota anche nei bambini... certo con il tempo si cambia se ti tarpano le ali troppe vole... eheheheh
RispondiEliminapurtroppo i leader non ci sono più, almeno non come dovrebbero essere per definizione... però ne abbiamo tanti che si spacciano per tali...
O_O
buon inizio settimana ^__________^
Pupottina,
RispondiEliminafuor di dubbio l'ambito familiare e la cultura esercitano un ruolo determinante nella formazione del carattere, ma sono convinta che solo nell'età adolescenziale .. il clou della ribellione per l'affermazione dell'essere.. è la culla per diventare codardi o coraggiosi.
Grazie e Buon inizio Settimana anche a Te mia cara Pupottina ^___^
leader si nasce, buoni leader poi lo si deve diventare...
RispondiEliminaDaniele,
RispondiEliminapuò darsi così com'è possibile che si diventi, ma concordo con Te nel pensare che buoni leader si deve diventare.
Grazie per il commento
Penso che siamo tutti d'accordo, quindi, sul fatto che il leader debba possedere delle doti soprattutto morali.
RispondiEliminaMorali ed anche intellettuali, tutte volte comunque al perseguimento del BENE COMUNE.
In caso contrario si tratta non di un leader ma di un capobanda... questo anche a prescindere dal fatto che anzichè una banda o una cosca comandi un partito, un'azienda, delle industrie ecc.
Per me, nel '900 gli unici leader che abbiamo avuto (in campo politico, civile e culturale) nel nostro Paese sono stati Gramsci, Berlinguer, Falcone e Borsellino.
Ora c'è solo il deserto.
Non so se si nasca o si diventi leader... penso che nella formazione di un leader influisca però anche la consapevolezza di far parte di un "qualcosa" di superiore a sè stessi, che si ha "sete" di servire, oltre che la capacità per farlo.
Ciao!
Riccardo,
RispondiEliminaBen Venuto nel mio blog.
Il Tuo commento mi trova in linea di massima concorde, bellissimo nella parte finale:.. "nella formazione di un leader influisce anche la consapevolezza di far parte di un "qualcosa" di superiore a se stessi".. è vero, solo chi ha questa consapevolezza porta con se il fascino del carisma.
Il fatto che intorno a Noi ci sia il deserto, non mi trova d'accordo, siamo tempestati dai soliti ambigui e immorali personaggi noti , ma gli Uomini capaci di essere leader ci sono tocca a Noi saperli individuare e stringerci intorno a Loro.
Grazie per la Tua visita
Grazie a te, Francy.
RispondiEliminaIn effetti, forse sono stato un po' troppo pessimista.
E' senz'altro possibile che quello che ci sembra un deserto, non lo sia del tutto.
Infatti, bisogna saper tenere gli occhi aperti per stare in guardia da chi può imbrogliarci ma nello stesso tempo, gli occhi dobbiamo tenere aperti per accogliere e seguire chi merita.
Ciao.
Riccardo,
RispondiEliminasuccede che veniamo colti da attimi di scoramento che ci portano in alcuni momenti ad essere pessimisti, sia pure per un attimo.. Solo un attimo, perchè poi guardandoci intorno ci accorgiamo che di fianco a Noi cammina qualcuno che condivide il Nostro stesso pensiero e non siamo gli unici "beduini" :)).. e insieme ce la faremo.
a presto :)