La mia Amica e l'assassino





Sedute tutte e tre , una di fianco all’altra, nella sala del cinema immersa nella penombra, di tanto in tanto volgevo la mia attenzione a Silvia, seduta alla mia sinistra, che mostrava segni di irrequietezza e coglievo il suo lanciare sguardi verso ogni ombra che sembrava passarle accanto. Non capivo quel suo modo di fare. Evitai di farle domande per non disturbare gli altri spettatori. Durante l’intervallo tra il primo e il secondo tempo, quando le luci illuminarono la sala, Angela si alzò per andare in toilette. Silva ed io restammo sedute a sgranocchiare pop corn, dopo pochi minuti cominciò ad agitarsi “ma quando viene Angela? Perché non vai a vedere?”. “Vai Tu!”, le dissi. “Non posso, sto mangiando i miei pop corn”. Risi a questa sua uscita, si preoccupava e intanto mangiava. Passato qualche altro minuto tornò all’attacco: “Se le fosse successo qualcosa?”. “Stai tranquilla, ci sarà gente in bagno e le tocca aspettare il suo turno”. Insistette: “e se in bagno ci fosse l’assassino? Vai a vedere perché tarda”. “L’assassino? Ma che dici? E poi perché dovrei andare io a vedere, l’assassino potrebbe uccidere anche me, Ti pare?”. Senza volerlo mi ero lasciata trascinare nel suo incomprensibile ragionamento. Dopo avere finito i pop corn si alzò di scatto: “Lasciami passare, vado a vedere”."In quello stesso momento Angela arrivò in sala, Silvia sedette e a denti stretti mi disse: “Se le dici qualcosa Ti ammazzo!”. Non dissi nulla. Uscite dal cinema mi venne in mente di farle qualche domanda in merito al suo strano comportamento in sala. Esitò prima di rispondere, rise e poi mi rammentò la sua passione per i film horror. “E dunque? Che significa?”, le chiesi ancora. “Lo sai che amo guardarli e poi ho paura, mi lascio suggestionare.. L’altra sera ho visto un film in cui l’assassino si intrufolava in un cinema e durante la proiezione del film uccideva a caso qualche spettatore”. “Era questo che cercavi nella sala? L’assassino dell’altro film?”. “Hai capito benissimo”. La mia pazza, pazza Amica, pensai, mentre ridevo fino alle lacrime.


4 commenti:

  1. E' un tuo racconto o un'esperienza autobiografica?
    Ma in effetti, il confine tra le due realtà non è sempre chiarissimo, dico bene?
    Il tuo "pezzo" è, in ogni caso molto stimolante.
    Ho bisogno di rifletterci un po' su, perché si presta a varie interpretazioni, così ripasserò quando avrò terminato la riflessione.
    A presto!

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    1. Ciao Riccardo.
      E' un'esperienza autobiografica. Il confine tra fantasia e realtà è un filo talmente sottile che non è difficile, come si pensa, oltrepassarlo. A tale proposito la psicologia ha improntato molti dei suoi studi su questo confine.
      Aspetto la Tua riflessione :)

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  2. La faccenda è molto stimolante e come vedi (purtroppo!) ci ho messo molto tempo per venirne a capo.
    In un certo senso, non venendone per niente a capo.
    Così ti propongo alcune riflessioni un po' a caso... per quello che valgono.
    Bene, secondo me il confine di cui parli è davvero sottile... ma a livello interiore, anche abbastanza concreto, consistente.
    Non so, a me verrebbe da pensare che viviamo all'interno di una realtà "ufficiale", che però non ci rappresenta realmente. Una realtà che tuttavia ci imponiamo di prendere sul serio, pena l'esclusione sociale, oltre che lavorativa, psicologica ecc..
    Come dire? "In spirito", abbiamo ucciso davvero chi ci ha umiliato, deluso gravemente, tradito e così via; nella realtà, ce ne siamo guardati bene.
    Ma forse, è come se lo avessimo fatto.
    Semplicemente, non siamo dei realisti e giochiamo al gioco della realtà.
    Il problema è che la faccenda non è affatto... semplice!
    Un po' come nel tuo racconto (mi pare che lo si possa definire "a scatole cinesi", mi pare che la definizione sia quella): ogni personaggio rimanda ad un altro, ed ogni personaggio vive una situazione che si incastra in o con un'altra... un po' come in un caleidoscopio, o come nella faccenda dei cerchi che si allargano sempre più, dopo che abbiamo lanciato una pietra in mare, o in un fiume.
    Ripeto: non è semplice.
    Buon fine settimana

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  3. Ciao Riccardo. Mi piace la Tua riflessione e mi trova d'accordo. In effetti la nostra è una realtà "ufficiale", all'interno della quale ci sono singole realtà confuse e confusionarie, che esulano e contraddicono l' imposta "normalità", dettata da regole sociali e religiose. Ci ritroviamo tutti, nostro malgrado, sul teatro della vita a recitare una parte che non è la nostra. Apparentemente sani di mente con la parte interiore di noi stessi che la pensa diversamente.
    Grazie. Colgo l'occasione per AugurarTi Buone Feste.
    Un abbraccio

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