Le tradizioni sono l’identità di un popolo. In loro è racchiuso il fascino immutato del trascorrere del tempo nel corso dei secoli, ancora oggi ne conserva significato e convinzioni .
Una storia nella storia, trabrmandata da generazione in generazione, che si ripete nelle ricorrenze, nei costumi, piatti tipici, riti religiosi, nelle credenze e festività popolari. Apparentemente differenti da un Paese all’altro, esse rappresentano l’identificazione culturale di una etnia nella sua originalità attraverso le leggende.
Le diversità, dettate dal clima , dall’ambiente in cui si risiede, e soprattutto dalle svariate religioni, marcano nell’uomo la convinzione del distinguo fra i popoli. “Noi siamo diversi”, è la ricorrente affermazione di ogni popolo, gruppo o tribù, quando guarda agli altri, sentendosi così migliore, culturalmente più evoluto.
La tradizione più antica per antonomasia è forse nella sepoltura dei morti, che ha la sua origine con l’uomo stesso. Il timore che il corpo di un proprio simile venisse divorato dai predatori, ha istintivamente portato alla sepoltura dopo la morte come mezzo di protezione.
Il rito funebre con l’avvento delle religioni ha mutato nell’uomo il primitivo significato, arricchendosi di cerimonie e gesti che suo malgrado lo vedono discendente dello stesso albero genealogico. In ogni parte del mondo il cerimoniale è sempre lo stesso, vestire il defunto con l’abito più bello, mettergli accanto qualche oggetto a cui era particolarmente affezionato, fiori o piante dalle precise simbologie, che l’accompagnano nel lungo cammino verso l’eternità. Non di rado fra gli effetti compaiono tre monetine o tre pezzettini di pane, tradizione ancora in uso in diverse aree geografiche del pianeta .
Se pur ognuno offre una spiegazione diversa, in base a false conoscenze, per questo misericordioso gesto, , esso trova le sue origini nell’antica Grecia con Cerbero, il temibile cane a tre teste del dio Ade, guardiano degli inferi, a cui i morti davano un pezzo di pane, o una moneta per ogni testa, per potere attraversare la porta del regno dei morti senza essere azzannati.
Nell’Eneide di Virgilio, Enea offre del pane con erbe soporifere a Cerbero per addormentarlo, riuscendo così a varcare da vivo la soglia degli inferi. Anche Dante ne parla nella Divina Commedia, collocandolo all’inferno e descrivendolo con particolari realistici e vivaci, per l'avidità, la voracità , e le zampe artigliate per afferrare il cibo.
Le leggende sembrano essere un reale bisogno dell’uomo, che dovrebbe ricercare in esse almeno l’emblema della verità. Ma sempre più si assiste a una deformata e menzognera interpretazione, divulgata ad arte dagli impostori, per cui ogni cultura appare unica ed evolutiva rispetto a quella in uso in altre parti , un modo che porta a vedere i propri simili come nemici.
In ogni dove si crede che sia l'amore a essere cieco, perchè ogni uomo teme di dovere ammettere che è l'amor propio ad esserlo, e alla fine scoprire che nessuno è diverso dall'altro.

Mi incuriosisce capire che cosa, quale avvenimento o evento, ti hanno ispirato questa riflessione.
RispondiEliminaLuigi,
RispondiEliminasei acuto. Complimenti!
Francy, le tue riflessioni portano a titolare questo tuo post "SOTTO LA STESSA TERRA" DDD!!!!!!
RispondiEliminaE' sempre interessante e coinvolgente leggerti e soffemarsi a meditare sui tuoi temi.......
Buona Domenica
Elisena
Per me, per come sono e per il lavoro che fatto non era difficile intuire. Grazie.
RispondiEliminaElisena,
RispondiEliminahai ragione, il titolo da Te suggerito rappresenta meglio il mio scritto... anche se a qualcuno, leggendolo, potrebbero scorrere i brividi lungo la schiena :DDD
Grazie, sei sempre gentile
Buona Domenica anche a Te... oggi è una giornata estiva... stuuupenda :)
Luigi,
RispondiElimina;)
Forse sono le parole, forse cio che sappiamo fare meglio e lo riproponiamo ogni qualvolta il tempo ci obbliga a farlo e sono semplicemente ricordi che lasciamo ai posteri certi di tramandarli alle nuove generazioni..forse l'amore che non finirà mai.
RispondiEliminaMaurizio,
RispondiEliminain ciò che dici c'è una grande verità. Gli esseri umani possono essere coerciti psicologicamente per due motivi: la paura della morte e l'amore. Ecco perchè nelle tradizioni subentrano gli impostori a stravolgerne il significato.
L'amore non finirà mai, e mai cesseranno di esistere coloro che sapranno sfruttarne le ragioni.
Grazie, Buona Giornata :)
Forse una stupidità però mi è venuta in mente dopo aver letto questo tuo interessante post.
RispondiEliminaUno dei miei fratelli scomparso poco più di un anno fa aveva deciso prima della morte di voler essere cremato cosa che la moglie e anche noi abbiamo accettato, era una sua volontà.
In questo caso ha raggiunto l'aldilà così come quando era venuto al mondo.
Aldo,
RispondiEliminaquanto dici non è affatto una stupidità. Hai colto benissimo quanto intendevo, rispettare la volontà di chi se ne va, dovrebbe essere il primo dovere di chi resta.
Nella tradizione cristiana, specialmente cattolica, permane la differenziazione di classe anche quando si è finiti sottoterra. basta vedere la monumentalità di molte tombe, antico retaggio della cultura dei morti nell'antico Egitto.
RispondiEliminaCi sono molte verità in questo tuo bel post, dal fatto che siamo tutti uguali, dal fatto che tutti i popoli hanno una cultura, dalle condizioni ambientali che forgiano un popolo fino al finale del tuo post, dove c'è una grandissima verità, le differenze culturali, ad arte, possono essere manipolate al fine dell'odio razziale.
Concordo appieno su tutto, specialmente su quest'ultima affermazione.
Le culture primitive insegnavano a diffidare dei popoli violenti e guerrieri, una sorta di autodifesa culturale per prepararsi appunto a difendere le proprie terre. D'altro canto i popoli guerrieri lo erano perchè l'unico modo per sopravvivere era rubare il cibo agli altri in quanto le loro terre non producevano nulla.
Nei millenni a seguire le religioni entrarono prepotentemente nelle culture dei popoli, giustificando i loro atti come un volere degli dei, o di un Dio in quelle monoteiste. Tutto veniva allora giustificato. Qualsiasi atto violento era possibile perchè non volere degli uomini ma di entità superiori.
Le culture allora cedettero il posto alle religioni e il resto è storia che conosciamo.
Forse lo stesso Dio che ci dice che siamo tutti uguali è proprio la causa della nostra troppa diversità.
Lorenzo
Lorenzo,
RispondiEliminahai egregiamente ampliato in mio post. Condivido quanto da Te scritto e continuo a pensare che "chi giustifica un delitto ne diventa complice", e non c'è un Dio che possa sfatare questa mia convinzione.
L'autodifesa è l'unica cosa che ritengo necessaria verso quell'uomo che è rimasto predatore.
Grazie e Buona Giornata boy :)
C'è un po' di confusione tra religione e credenze. La religione sono le credenze erette a sistema e organizzate. La dimensione animistica che, come tale, presupponeva l'esistenza di una meta-fisica, risale all'uomo neandertaliano: il primo a cominciare un'organizzazione sociale attraverso il nucleo familiare. Il primo, dunque, a guardare dentro di sé oltre che fuori di sé e quindi a riflettere su alcuni fenomeni.
RispondiEliminaAnzi, più indietro nel tempo andiamo e maggiore è la componente animistica, e teistica, dal momento che minori sono le consapevolezze: anche la nascita della pianta dal seme, o la "trasformazione" di un pezzo di legno in fuoco, allora non poteva che essere imputata a una forza-essere superiore e inconoscibile.
Se dunque la credenza è il terreno di coltura per la fede, e la religione, non ha senso sostenere l'equazione religione=giustificazione per qualunque azione.
Una simile equazione è venuta molto dopo ed è figlia proprio della cultura: la cultura non è solo evoluzione positiva del pensiero ma più in generale capacità di contestualizzare, in modo positivo o negativo poco importa, le azioni del singolo e della collettività.
Per quanto, personalmente, ritenga la religione niente più che uno dei costumi di un popolo, non si può dimenticare che la religione cristiana, ad esempio, è il denominatore comune di confessioni che vanno dai calvinisti ai luterani, dai protestanti agli ortodossi, dai copti ai cattolici.
E l'atteggiamento giustificazionista di queste religioni nei confronti delle azioni dell'uomo è per niente analogo.
Il cristianesimo cattolico ha giustificato massacri come le Crociate, rispetto alle quali l'Islam impallidisce, e aberrazioni come l'Inquisizione. Che sono state, parimenti rifiutate e condannate dai protestanti e dai calvinisti.
E allora il problema non è tanto la religione, ma appunto la cultura di un popolo, che peraltro può variare - per fortuna - nel corso delle sua storia.
Ritenere che la religione abbia la colpa del giustificazionismo significa ricadere nello stesso errore e deresponsabilizzare l'uomo che, invece, è sempre il solo e l'unico responsabile. Aristotelicamente responsabile.
Roberto Ormanni
Dott.Ormanni,
RispondiEliminalieta di rileggerLa nel mio blog.
Non può che trovarmi d’accordo con quanto Lei afferma, senza dimenticare che è sempre lo stesso uomo a gestire la religione secondo le proprie esigenze. La condanna dell’Italia, così come di altri Paesi, è la confusione fra credenze e credo, creata ad arte grazie al fatto che la stessa ha un grande potere governativo. Cosa che la differenzia là dove il pensiero laico ha maggiore influenza in ramo, e oggi risulta essere meno oscurantista. Fuor di dubbio la religione cattolica è la più temibile da questo punto di vista, là dove ha grande influenza politica alimenta le credenze guardandosi bene dallo sfatarle, l’ignoranza diffusa è la sua grande forza. Pur predicando a gran voce la tolleranza è la più intollerante , e la mancanza di rispetto verso la persona inizia già dal concepimento per distinguersi maggiormente davanti alla sua bara. No, non è la religione ma l’uomo che non ha ancora imparato la differenza fra il vivere e il credere.
Grazie per il Suo interessante e graditissimo intervento.
Sono io che ringrazio per l'ospitalità! Proprio perché è l'uomo a creare la religione - che non preesiste all'uomo né esiste indipendentemente da esso - e con essa i poteri delegati a governarla, le colpe che alcuni a questa imputano non possono che essere, in realtà, imputate all'uomo medesimo e non certo ai paraventi costruiti, per l'appunto, nel tentativo di creare un alibi. La credenza, o la fede, come tutti gli atteggiamenti di acritica accettazione non possono che favorire l'ignoranza soprattutto nella dimensione collettiva.
RispondiEliminaRoberto Ormanni
Esatto, Dott. Ormanni. Non avrei potuto usare parole migliori. Mi fa piacere questa Sua condivisione di pensiero su un argomento che mi piace molto, e che mi trova d'accordo.
RispondiEliminaGrazie ancora