La mia stagione preferita è l’Estate che già dall’Autunno comincio ad aspettare con ansia perché insofferente al freddo , meglio dire intollerante.
L’inverno per me non dura tre mesi come le altre stagioni ma come fosse un intero anno, tanto da rendermi la bella stagione sempre più lontana. Quando lentamente il freddo cede il passo a giornate più tiepide comincio a gioire e dimentico che il mutare del clima in questo periodo ha sul mio fisico una malefica influenza.
A Primavera inoltrata mi avvedo che i piccoli disturbi avvertiti, campanelli d’allarme che scioccamente sottovaluto, non erano dovuti al cambio climatico ma a qualcosa di più serio, inevitabilmente mi ritrovo “paziente” impaziente di guarire.
Star male mi rende taciturna, malinconica e cerco disperatamente il silenzio come fosse fonte rigenerante. La mia mente si rifugia in oasi lontane, attraversa momenti vissuti, sogni che aspettano ancora d’essere afferrati mentre fuggono via impedendomi di raggiungerli.
Dentro, lo sconforto mi spinge in un cupo abbandono, le colpe diventano fardelli insostenibili, trovo sempre qualcosa da rimproverarmi, qualcosa d’imperdonabile che sia in simbiosi con il malessere che m’affligge, una forma di masochismo perverso, come fosse pioggia incessante su un fiume in piena che armoniosi nella reciproca umidità ingialliscono ogni cosa intorno.
Per staccarmi da questo senso di solitudine interiore ho bisogno di regalarmi la vista di una natura che cattura la mia anima con i suoi spettacoli, il punto più alto del parco cittadino offre quella che io ritengo un’opera d’arte spettacolare, montagne ricche di rigogliosa vegetazione che scivolano in vallate delineate da ruscelli tortuosi come fossero pennellate di un artista estroso, prati dove alberi solitari sono ricoperti di fiori dai colori sfumati di luce .
Un salice piangente se ne sta in disparte, solitario, al di fuori da ciò che vi è intorno, mi appare timido, ritroso, come fosse geloso della sua solitudine che cerca di proteggere con le fronde cadenti fino alle radici.. è bellissimo, maestoso e riservato, forte e fragile, .. forse anche lui sta male e vuole silenzio per rigenerarsi.

Ma che bei post stai scrivendo!! Mi piacciono tantissimo quando si paragona ciò che è intorno a noi con noi stessi. Similitudini, riflessioni, sguardi indiscreti verso la natura per carpirne, magari, certi nostri dolori comuni.
RispondiEliminaBella la descrizione del salice piangente, una pianta che mi ha sempre fatto riflettere e che la trovo simile a me. Quando c'è il vento è quella che si muove di più, quasi a scrollarsi di dosso o a combattere i fatto esterni di disturbo. E poi è una pianta curativa:)))
Non so se Aristotele avesse sempre ragione nel dire che la verità sta sempre nel mezzo, sicuramente si è sforzato nella metafisica a cercare la verità che sta in noi e nelle cose. Quando si fanno delle scelte, anche estreme, per noi sono verità assolute e conquiste, un pò come il sentire nell'estate ( stagione estrema come l'inverno) il nostro habitat naturale. Non per tutti la primavera è il giusto mezzo.
A me piace la primavera, si sveglia la vita ma adoro l'inverno con i suoi freddi, le sue nebbie, la neve e quindi, il dover combattere per stare bene, darsi da fare, organizzarsi per bene.
Ma il mio destino è come questa poesia:
Gabbiani
Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.
(V. Cardarelli)
Lorenzo,
RispondiEliminaaspetto paziente, visto che ormai lo sono :), di poter fare la stessa considerazione sul Tuo blog.. "guagliòòò, nu fà o'fess'" torna a scrivere :))
Le stagioni hanno tutte il loro fascino e dici bene nell'affermare che ognuno di Noi ha in una di esse il suo naturale habitat, un connubio fra clima e carattere.
Hai descritto bene l'Inverno e prendo atto che in effetti è così, una stagione che non ci lascia cullare sugli allori, forse sarà per questo che la Primavera mi trova indebolita e ne approfitta.. con tutte le acrobazie che mi tocca fare per combattere il freddo :))
Bellissima la poesia di Cardarelli, non la conoscevo per cui Ti ringrazio per averla postata nel Tuo commento, la metterò fra le mie "perle" ;)
Il gabbiano rispecchia molto gli spiriti liberi, e Tu gabbiano lo sei.
Grazie Lorenzo, per il Tuo interessante commento.
Ciao..come Te, adoro l'estate,mi piace il caldo ,i colori, i profumi, il lamentarsi nelle giornate di afa mi diverte. Abito a poche centinaia di metri dal parco Regionale della Mandria, da maratoneta, era la mia palestra di allenamento, ora è diventato il mio rifugio per ricaricarmi.
RispondiEliminaPenso non sia utile aspettare con ansia l'estate,l'inverno, non è solo freddo,contiene anche delle positività,per esempio non ci sono mosche e zanzare,si possono mangiare cibi più grassi (tanto buoni), si passano più ore nel web, si ricevono regalini di Natale. Mi sto proprio attaccando ai vetri,eh..eh..
Ciao,buon primo maggio.
Adamus,
RispondiElimina:DDDD.. Ci hai provato a convincermi ma Ti vedevo scivolare inesorabilmente su quegli specchi.. :DDDD
Grazie per la bella risata che mi hai fatto fare, evviva le zanzare :DDD
Buon Primo Maggio anche a Te
Bellissime considerazioni, mia cara Francy. Amo anch'io l'estate, ma più che la calda stagione, l'attesa. Ecco, mi piacciono maggio, giugno, con le loro giornate pèiù lunghe; i primi caldi, i colori, che non sono quelli di luglio.Però l'inverno potrebbe avere un suo fascino che noi non notiamo, prese com e siamo ad amare il sole e il caldo.
RispondiEliminaSerenella,
RispondiEliminaforse hai ragione che sia l'attesa a rendere l'estate più bella.. di certo è che io l'amo :)
L'inverno ha il suo fascino, in effetti mi piace molto vedere gli alberi innevati lungo le strade, fermo restando che io mi trovi al calduccio in auto :)
Grazie per il commento, un abbraccio